Il magico mondo delle mie emozioni, su carta e su tela.
12/03/12
Altri progetti in tela.
![]() |
![]() |
| Progetto Il vuoto. Acquarello A3. Rappresenta una donna senza volto che sorregge nelle sue braccia una sfera (simbolo dell'affetto materno). |
![]() |
| Progetto di interpretazione dei muscoli umani con altri mezzi, A3 china, alcol, acrilico, pennarelli. |
![]() |
| Progetto dei Muscoli, per Anatomia Artistica. A3 China. |
![]() |
| Dipinto in cartone, dimensione 100 per 70 di un quadro di Picasso ( Ragazzo con Cavallo) Acrilico. |
![]() |
| Prove varie con i pennelli su un supporto cartaceo in Acrilico. |
![]() |
| Dipinto di Picasso in A3 sempre in Acrilico (La donna seduta in poltrona) |
![]() |
| Dipinto impressionistico A3 acrilico. |
![]() |
| creazione d'ispirazione da Dylan Dog in un A3 acrilico. L'occhio. |
10/03/12
Trasformazione
Stai navigando tra i desideri e le paure della tua mente,
ormai stanco di cercare qualcosa che non c’è.
Lentamente chiudi gli occhi e una piccola immagine sfuocata diventa nitida, forte, indelebile. E allora la tua anima trova ancora la forza di cercare nonostante la voglia di dirti che sei solo, illusione di una mente idealista che cerca qualcosa di perfetto e di magico in un rapporto che in pochi riuscirebbero veramente a comprendere, a condividere, ad accettare.
In un rapporto dove non esistono limiti e tabù. Un rapporto vero e onesto.
Apri gli occhi e l’immagine non è svanita come i ricordi postumi di un sogno fatto in una notte di tempesta.
Esiste, è presente e ti accompagna per tutta la tua giornata.
Un pensiero fisso che dolcemente si impossessa dei tuoi pensieri quando la sera, prima di addormentarti, vedi la tua testa appoggiata sulle mie gambe e le mie mani accarezzano dolcemente il tuo collare, simbolo della tua reciproca appartenenza.
Così attendi ogni giorno il mio ingresso nella tua vita, che riempirai il vuoto dentro di me.
Insieme a me crescerai lungo un cammino tortuoso.
Nutrirò il tuo uovo con la mia forza per formare il cucciolo che è in te e che aspetta di poter allungare le tue zampe e camminare assieme a me.
Lentamente chiudi gli occhi e una piccola immagine sfuocata diventa nitida, forte, indelebile. E allora la tua anima trova ancora la forza di cercare nonostante la voglia di dirti che sei solo, illusione di una mente idealista che cerca qualcosa di perfetto e di magico in un rapporto che in pochi riuscirebbero veramente a comprendere, a condividere, ad accettare.
In un rapporto dove non esistono limiti e tabù. Un rapporto vero e onesto.
Apri gli occhi e l’immagine non è svanita come i ricordi postumi di un sogno fatto in una notte di tempesta.
Esiste, è presente e ti accompagna per tutta la tua giornata.
Un pensiero fisso che dolcemente si impossessa dei tuoi pensieri quando la sera, prima di addormentarti, vedi la tua testa appoggiata sulle mie gambe e le mie mani accarezzano dolcemente il tuo collare, simbolo della tua reciproca appartenenza.
Così attendi ogni giorno il mio ingresso nella tua vita, che riempirai il vuoto dentro di me.
Insieme a me crescerai lungo un cammino tortuoso.
Nutrirò il tuo uovo con la mia forza per formare il cucciolo che è in te e che aspetta di poter allungare le tue zampe e camminare assieme a me.
08/03/12
Orchi e streghe
Capitolo
12: La lotta continua con un lieto fine.
Intanto
Charlie, aveva ritrovato il suo coltello, ma l’oscura creatura si stava già
dirigendo verso di lui. Per prima cosa, il fratello ricevette un'altra
bastonata sulla mano destra, perdendo di nuovo l’arma, segui un colpo sulla
spalla, su cui Charlie stava sdraiato di schiena sputando sangue, quando venne
colpito ancora sul ginocchio destro, alle costole ed alla coscia sinistra. Il
ragazzo incappucciato era rimasto tutto il tempo a guardare, solo ora incontrò
lo sguardo del mostro, non gli servi a molto perché iniziò a fuggire da dove
era venuto. L’essere raccolse il coltello, mentre Charlie si lamentava al
suolo, infilò la lama tra i denti e la spezzò, sputandola a terra. Gettato il
bastone, il grosso essere si diresse verso la piccola Rosi si chino davanti a
lei e fece quanto più simile si potesse associare ad un sorriso, accarezzo con
l’artiglio dell’indice il mento di Rosi, nella speranza di farle passare lo
spavento. Rosi non disse nulla, lo guardò in silenzio ancora spaventata.
Sollevatosi da terra, riprese la legna le indico il ruscello, facendo segno con
le dita di camminare, mentre Rosi continuava a fissarlo allibita, al che la
creatura fece una faccia perplessa e si allontano borbottando.
Rosina
seguendo il ruscello, non ci mise molto a ritrovare la strada per la città.
Rimase comunque un po’ di tempo a gironzolare senza meta. Arrivò a casa che era già sera, il fratello stava seduto
davanti al portone del palazzo con due dita steccate e pieno di lividi ovunque.
Rosina si limitò a guardarlo e passare avanti, Charlie fece altrettanto.
Stavolta, la piccola evitò di chiamare l’ascensore prendendo subito le scale.
Una volta su, notò un uomo che usci tutto imbacuccato dalla porta del suo
appartamento. L’uomo la guardò di sfuggita. Una volta in casa, la situazione
era la solita, la sorella stava addormentata sul divano con solo un paio di
mutandine rosa indosso, fra le dita aveva la solita sigaretta accesa. Il
televisore trasmetteva sempre lo stesso episodio, horror. Tant’è che si
avvicinò e lo spense, come spense la cicca dalle dita di Lara. Andò a preparare
il latte al piccolo Tom che non piangeva ancora, ma che l’avrebbe fatto di lì a
poco. Rosina non disturbò la madre,
visto che aveva appena ricevuto un cliente, doveva essere molto stanca.
“
Tic “ Rosi non riusciva a dormire “ Tac” non se lo spiegava, “ Tic” data l’enorme fatica di quei
giorni “ Tac” ma era cosi “ Tic”..
La
piccola decise di uscire, fregandosene dell’ora. All’inizio non le era chiaro
dove volesse andare, ma non ci volle molto a capirlo. Si diresse al bosco,
utilizzando per orientarsi la luce della luna e lo scorrere del fiume, non ci
mise molto a raggiungere la casa in mezzo al bosco.
Non
bussò, entrò direttamente senza preoccuparsi di non fare rumore, bussò però
alla porta della camera da letto. La luce si accese ed entrò, l’omone si mise seduto
di botto bofonchiando, ma la piccola non si spaventò questa volta, bensì si
sedette, sul letto accanto a lui il quale fissava il pavimento, parlottando
piano piano, guardò verso Rosi tentando un rozzo sorriso, che ella ricambiò.
L’omone verde si rinfilò nelle coperte, la piccola fece altrettanto.
L’abbracciò, toccandola come si tocca una bambina, (non come aveva tentato di “toccarla” il fratello un paio di anni
prima) e si addormentò poco dopo.
Dalla
finestra arrivò una luce, come di una stella cometa, anche se l’orco avesse
guardato fuori in quel momento non avrebbe mai immaginato che si trattasse del
suo amore di ritorno a bordo della sua scopa.
Fine.
Orchi e streghe
Capitolo
11: Il pericolo è sempre in agguato.
Mentre
beveva dal ruscello, la piccola Risina, senti uno strano rumore provenire dalla
sua sinistra. Guardò in quella direzione, notò solo un ombra muoversi tra gli
alberi. L’ombra aveva un grosso zaino sulle spalle e per un attimo le parve di
notare anche una camicia a quadri rossi e bianchi .. L’ombra ad un tratto fece
un breve scatto, Rosi notò degli occhi gialli che la fissavano … ora come
potrete immaginare anche voi .. Rosi riprese a correre. La piccola correndo
nella direzione opposta, da dove aveva visto l’ombra, rimanendo comunque
parallela al ruscello. Si fermò solo quando notò dei movimenti “anche” davanti
a lei. Sembrava ci fosse una figura però stavolta, dall’altra parte del
ruscello vide spuntare un ragazzo incappucciato.
Rosina
aveva già visto quella persona, subito dopo vide il proprio fratello,
quindicenne, accompagnato dal tipo biondo che aveva visto il giorno prima
davanti al supermercato. Charlie la stava fissando << Piccola.. ma che fine avevi fatto?>>.
Rosi non rispose.
<<
Mi ha mandato la mamma a cercati!>>
Rosina iniziò a indietreggiare senza voltarsi, << Eh! No!? >> Disse Charlie estraendo il coltello e facendolo
scattare. Rosi stava per piangere quando noto che il ragazzo biondo non era
concentrato su di lei ma guardava oltre, per un attimo Rosi ignorò Charlie ed
il suo coltello e si girò per controllare. A una decina di metri da lei vi era
il mostro verde che già ben conosceva, era vestito come la prima volta che
l’aveva incontrato (impermeabile e capello a parte), sulla schiena teneva uno
strano zaino, fatto apposta per contenere la legna. Il mostro si stava
avvicinando lentamente alla piccola, lei si rigirò per un secondo verso il
fratello, che non sembrava aver notato la strana creatura, ma continuava ad
avvicinarsi ad armi spianate. Il ruscello
non era attraversabile, l’unica via di fuga era fra gli alberi sul lato
sinistro di Rosi, ma la piccola era stanca di correre, rimase ferma, spaventata
spettatrice della scena. Il mostro era arrivato davanti alla piccola, guardando
sia lei che i tre, lasciò cadere a terra la legna raccolse dal mucchio un grosso ramo simile ad
un randello. Rosina rimase gelata dal terrore. Ma con immenso stupore la
creatura, la superò ignorandola. Il mostro si diresse verso Charlie che lo
fissava con occhi spenti
<<
Ma cosa cazzo v … >> Charlie
non riuscì a concludere la frase che gli ricevette una bastonata tra la fronte
ed il naso (alla creatura non doveva essere piaciuto il tono che aveva usato
Calie o forse non gli piaceva l’arma che teneva in mano), fatto sta che
passarono alcuni secondi prima che il sangue iniziasse a farsi strada tra le
narici del povero fratellino. Il ragazzo tentò di reagire con una coltellata ma
prima che arrivasse a destinazione si scontrò contro la punta del bastone. Il
ragazzo si porse in avanti prendendosi una bella bastonata sulla schiena,
crollando a terra e perdendo la presa sul pugnale. Mentre l’omone verde si
stava inchinando per raccogliere l’arma del fratello di Rosina, il ragazzo
biondo tentò una presa al collo, appendendosi alla sua schiena, ma Rosina
avendo visto come la creatura sollevasse le poltrone non aveva dubbi su quanto
sarebbe accaduto. Infatti, la creatura, trafisse la felpa del ragazzo con i
suoi artigli sbattendolo a terra. Il ragazzo si alzò e fuggi con la spalla
insanguinata.
Orchi e streghe
Capitolo
10: Il sollievo.
Rosi
nascosta sotto la radice, vide passare dopo pochi istanti, il mostro. Non si
mosse e non fiatò, la creatura si fermò ad una decina di metri da lei. Rosi
cercò di immergersi il più possibile nell’ombra. Il mostro smise di colpo di
urlare, si guardò attorno agitato per un paio di minuti, poi cambio espressione
si infilò le mani in tasca e si allontanò borbottando silenziosamente. La
piccola Rosi non usci dal suo nascondiglio per più di un ora, un po’ per
prudenza un po’ per riprendersi dai dolori,dallo sforzo e dalla paura che
l’aveva paralizzata. Una volta uscita da sotto la radice, si diresse nella
direzione opposta alla casa del presunto mostro, nella speranza di ritrovare la
strada di casa.
Molto
più tardi …
A
metà strada tra il bosco e la città, in quel posto dove finisce la realtà ed
iniziano le favole o viceversa: Rosi era di nuovo al punto di partenza.
Erano
passate diverse ore da quando era fuggita dalla casa di quel strano essere. Il
sole era alto nel cielo e la piccola stava mangiando un po’ del pane che le era
rimasto. Ma gli venne di nuovo sete, quando senti il rumore di un ruscello che
scorreva, corse veloce in quella direzione. Tra gli alberi vi era un piccolo
ruscello, il solo vedere tutta quell’acqua rese la piccola felice, oltre a bere
si lavo un po’ il taglio che il mostro le aveva procurato. Si rese conto che
non era altro che un semplice graffio.
Orchi e streghe
Capitolo
9: Un brutto presentimento.
Il
mostro iniziò a dirigersi verso casa, continuando ad urlare e ad agitare le
braccia al cielo. Rosina, a questo punto, temeva che la creatura fosse andata a
prendere la balestra e le frecce (in quel caso era fottuta) ad ogni modo iniziò
a pensare ad un modo per scendere da quell’albero. Vi erano un sacco di rami,
uno in particolare le pareva adatto per… la piccola dovette momentaneamente
sospendere i suoi pensieri, causa il ritorno dell’essere. Teneva nella mano
sinistra una grossa scala di metallo, aveva smesso di urlare, ma continuava a bofonchiare
tra se. Piazzò la scala davanti all’albero ed iniziò a salire i pioli. Rosina
era spaventata stava per riprendere a piangere ma si controllò. Non appena fu salito,
il mostro fisso la bambina con il suo sguardo assurdo, poi con un balzo montò
sull’albero di mele, allungò il braccio destro (con il sinistro si manteneva al
tronco) nel tentativo di acchiappare la piccola, che invece si appese ad un
ramo (che per fortuna non cedete) ma si piegò bruscamente, facendole perdere
l’equilibrio. Rosi cade sia sulle gambe, che sulla pancia, facendosi abbastanza
male ma riusciva ancora a correre. L’orco aveva ripreso ad urlare, mentre si
teneva ai rami, Rosi scattò verso la scala spingendola con tutte le sue forze
che le erano rimaste, la scala cade.
Rosina
puntò dritto nel bosco, poco prima di raggiungere gli alberi si voltò un
secondo per controllare, ma quello che vide non le piacque granché. L’orco
aveva compiuto un balzo animalesco per scendere dall’albero, aveva barcollato,
ma non era caduto, ed iniziò ad inseguirla. L’orco aveva lasciato il meglio del
suo repertorio alla fine, le urla si erano fatte davvero strazianti. Rosina non
si sentiva le gambe,le facevano male le costole per la caduta. Sapeva benissimo
di non aver possibilità contro un essere capace di scendere da un albero in
quel modo. La piccola si muoveva un po’ a zig zag, cercando di confondersi tra
gli alberi. alla fine notò una radice particolarmente sollevata dal terreno,
era la sua ultima speranza …
Orchi e streghe
Capitolo
8: La fuga disperata di Rosina.
Rosina
udì la porta principale prima aprirsi, poi essere sbattuta con violenza, faccendo
tremare tutto ciò che vi fosse attorno. Rosi sapeva di avere poco tempo, spense
i rubinetti agli occhi, uscì dal mobile delle pentole guardandosi intorno. Una
volta fuori ignorò le finestre, si diresse verso il camino, trovandosi davanti lo
straccio lordo di liquido rosso che penzolava dalla stufa, si fece forza e
proseguì. Il fuoco era quasi spento, ma c’era ancora un po’ di brace, si
diresse rapidamente verso la bottiglia che aveva lasciato in un angolo. La
sollevò con entrambe le mani, non senza sforzo, e tornata al camino vi versò
sopra tutta l’acqua contenuta. Rosina mise la testa nel camino guardò verso
l’alto, la canna fumaria era abbastanza larga, ed era completamente in mattoni.
I mattoni di cui era composta non erano posati in maniera omogenea fornivano
appigli su cui ci si poteva arrampicare. Il mostro pareva essere scomparso.
Rosina era intenta a raggiungere la cima del comignolo, mettere piedi e mani
nel posto giusto era un operazione che richiedeva un po’ di tempo. Rosina era
circa a metà strada, quando sentì un urlo inumano sotto di lei. Rosina guardò
in basso vedendo la testa del mostro che la guardava, si sforzò di non farsi
prendere dal panico, era certa al 1000% che quell’essere non sarebbe “mai” riuscito ad arrampicarsi in quel
buco. Rosi riprese la salita, cercando di mantenere il ritmo. Era salita di
almeno un altro metro e mezzo, quando udì uno strano trafficare unito ai soliti
borbotti. La bimba guardò nuovamente verso il basso e notò che il mostro aveva
piazzato un grosso mucchio di fieno nel camino. Rosina aveva annacquato il
carbone per cui dubitava che il fuoco potesse divampare “ se permetti me ne infischio, certo è meglio se non rischio!” la
bambina non si capacitava del fatto che le potessero venire alla mente rime
stupide in un momento come quello “anche
se questa era bellina o no??”. Rosina accelerò il passo, avanzò di almeno 2 metri , prima di perdere
la presa sul piede sinistro. In quel’istante Rosi pensò seriamente che forse
sarebbe stato meglio se il fratello l’avesse
acchiappata, qualsiasi cosa le avesse fatto… beh per lo meno non
l’avrebbe uccisa. Rosina si fece forza sulle braccia ritrovò una nuova
posizione, mezzo metro più avanti dovette utilizzare tutte le sue forze per
scavalcare. Raggiunse il tetto stremata, si sedette un attimo sulle tegole bagnate,
più per forza che per volontà, la bambina si guardò intorno respirando
affannosamente. La notte era quasi finita ed il sole seppur ancora assente,
cominciava a stendere i suoi primi raggi sul suolo terrestre. Il respiro di
Rosi, era ancora affannoso, ma iniziava a calmarsi, sentiva un leggero bruciore
al sopraciglio sinistro, non ci aveva fatto caso durante la fuga, ma ora era un
po’ fastidioso. Rosi si controllò con le dita dove le doleva, c’era del liquido
sul sopraciglio, non servi controllare le dita per capire di cosa si trattasse,
ad ogni modo rimase qualche secondo a fissare la propria mano impiastricciata
di sangue, doveva averglielo fatto il mostro con l’artiglio della mano, quando
lei si era rannicchiata nel mobile della cucina.
Si
senti una porta sbattere, dal piano terra, poi solo urla e versi senza senso,
Rosina si alzò controvoglia e guardò giù, il mostro stava a una decina di metri
dalla casa, oltre che ad urlare si era messo a correre e saltare da una parte
all’altra come una mosca impazzita.
Arghhh … rorggkkkk..
crorhhshsh… annunciò
l’essere, fissandola e indicando col dito per terra. La ragazzina si spostò sul
lato destro del tetto, uno dei rami dell’albero di mele superava il tetto della
casa, pareva abbastanza robusto. Salì sul grosso ramo e gattonando arrivo fino
alla base del tronco. Il mostro si era messo le mani in testa e si sgolava
sempre di più, agitandosi come un pazzo… haurghhahahahah…
La strana creatura piombò sotto l’albero, continuando ad indicare il pavimento
con il dito, nel frattempo Rosina acchiappò una mela acerba, e con grande sorpresa
centro il mostro sulla fronte. L’essere in un primo momento fisso terra
silenzioso, per poi riprendere ad urlare ancora più inferocito.
Orchi e streghe
Capitolo
7: Il brusco risveglio.
Rosina
attese non poco, prima di uscire dal suo nascondiglio.
Era
buio, ma aveva smesso di piovere, la luna illuminava quanto basta. Gli unici
rumori che si udivano erano il verso dei grilli ed il russare proveniente
dell’essere proveniente dalla camera.
Rosi si diresse silenziosa ma rapida verso la porta principale.
Stava
molto attenta ai rumori provenienti dalla stanza sulla destra, se il bestione
avesse smesso di russare… beh! Quello
era il momento di preoccuparsi.
La
bambina girò la maniglia più piano che potè, fece comunque un leggero Teck…
Rosi
stette ad ascoltare…Groanf….. Groanf….
Dormiva
ancora. Rosi tirò la maniglia verso di se, pronta a scattare di corsa non
appena la porta fosse aperta, ed a fuggire il più lontano possibile da
quell’essere grottesco e spaventoso. La porta non si aprì, doveva essere chiusa
a chiave, Rosina non ricordava quando l’omone verde l’avesse fatto, ma non era
proprio il momento di pensarci.
La
chiave non era nel buco della serratura.
Ora
era seriamente agitata, si diresse verso una finestra, ma si mosse troppo in
fretta, il pavimento era ancora umido, scivolò cadendo di schiena, facendo un
bel botto.
Rosina
rimase qualche secondo, in quella posizione con gli occhi fissi sulla porta
della stanza, dove dormiva il bestione. Intenta ad ascoltare …
Non
sentii più russare… in compenso si accese la luce della camera. Rosi non perse
un secondo, si sollevò, sforzando il sedere ancora dolorante, si guardò
intorno, notando un mobile in ferro nella zona dei fornelli.
…
zomp … zump…
Rosi
era quasi arrivata allo sportello quando la porta si aprì, rimase impalata per
qualche secondo. La luce si accese anche
nel soggiorno, quando la creatura fece ingresso nella stanza con un balzo.
L’essere stava curvo lanciando dei brevi latrati animaleschi, indosso aveva
solo un paio di logori pantaloni di stoffa. La creatura notò subito la bambina
le lanciò contro un verso disumano, una specie di hhuuuaaaarrrrrggggg.
La bambina zompò verso il mobile in ferro entrandovi. All’interno del mobile,
vi erano un sacco di pentole, padelle, graticole ed utensili vari. Il mostro
fece altrettanto, scagliandosi a torso nudo sul mobile con fare inferocito, ma
naturalmente non riuscendo ad entrarvi. Si limitò a tendere un braccio nel
tentativo di acchiappare la piccola. fortunatamente il mobile era molto ampio cosi
ché la bambina si poté rannicchiare sul fondo appiattendosi più possibile. Il
mostro aveva lunghe braccia, ma tuttavia non riusciva comunque ad acciuffare la
bambina, Rosi trovatasi faccia a faccia con i lunghi artigli neri che la
sfioravano, non resistette, scoppiò in lacrime. La creatura ritrasse il braccio
di botto, per alcuni secondi, fissò la bambina con sguardo furioso, per niente
“distante”. All’improvviso la
creatura emise un urlo simile a quello precedente, Rosina ebbe la panoramica
completa dei denti del mostro, gialli ma sani, aguizzissimi. L’essere diede un
pugno con entrambe le mani al mobile, facendone tremare l’intera struttura
metallica, peggiorando ulteriormente il pianto di Rosina. Fatto ciò l’orribile
uomo verde si allontanò rapidamente in direzione dell’ingresso, brontolando ad
alta voce frasi incomprensibili.
…
Gronf gronf gronf..
E
cosi via.
Orchi e streghe
Capitolo
6 : Il tanto sospirato dormire.
Lo
strano essere estrasse da un cassetto, un paio di occhiali da vista con uno
spessa montatura marrone. A differenza del grembiule bianco, questi ultimi, non
lo ridicolizzavano, anzi si adeguavano perfettamente ai lineamenti del viso,
quasi a migliorarglielo.
Oltre
a brontolare solitario, la creatura verdognola, iniziò anche a sbadigliare.
Sollevatosi
dalla sedia, coprì il tavolo con un telo, si levò il grembiule, poggiandolo sul caminetto e si
diresse, sbadigliando verso la camera da letto.
Dall’interno
di quest’ultima provenirono dei rumori causati dai movimenti … poi alla fine
tutto tacque.
Orchi e streghe
Capitolo
5: La strana figura.
Rosina
stava iniziando a pensare di aver avuto le allucinazioni, quando ad un tratto
la porta si aprì, per cinque secondi buoni, non entrò nessuno, ma un fulmine illuminò
una sagoma di almeno un metro e novanta, ferma sul ciglio della porta, la
sagoma avanzò lentamente all’interno, chiudendo la porta dietro di se e
guardandosi intorno con circospezione. L’essere di sesso maschile, ora
perfettamente visibile e fradicio, indossava un impermeabile, in quella che
doveva essere pelle di cervo rozzamente lavorata, dello stesso materiale e di
altrettanto rozza fattura erano fatti il cappello ed i guanti. Dal cappello
spuntava una lunga piuma bianca, alle gambe indossava un paio di jeans logori e
sbiaditi dall’usura (non come quelli che si trovano adesso anche nelle boutique),
Rosina non riusciva a stabilire di che materiale fossero i grossi scarponi che
aveva ai piedi. Nella mano sinistra, tendeva un grosso sacco, dalla quale
spuntavano le zampe posteriori di un animale non identificato (probabilmente un lupo), sulla
spalla destra invece, teneva una grossa balestra da caccia, i cui dardi erano
agganciati alla spalla sinistra. La strana figura si tolse il cappello
lanciandolo sul divano, mostrando la testa calva, i lineamenti sgraziati e gli
assurdi denti al contrario…ma ancora una volta la cosa che più la colpì fu lo
sguardo… distante… c’erano momenti che la creatura pareva fissare il vuoto, con
i suoi occhi neri e senza pupille,
dall’iride sproporzionato. La creatura stava esaminando con gli occhi le
numerose impronte sul pavimento… Rosi si morse il labbro per auto punirsi. Il
gigante poggio le armi accanto alla porta senza chinarsi ma continuando a guardarsi
attorno. Fatto questo, si diresse lentamente verso una poltrona posta, al
centro della stanza frontalmente alla porta d’ingresso, con il solo utilizzo
della mano destra sollevò la poltrona alzandola su un lato, rimase un attimo
sul posto osservando attentamente, come se stesse cercando qualcuno rimise a
posto la poltrona, s, tolse il giaccone ed i guanti, lanciò tutto sul divano, accanto al
cappello. Sotto l’impermeabile portava, una camicia a quadri bianchi e rossi
ogni quadrato aveva per contorno una sottilissima linea blu, l’essere si
diresse bofonchiando verso la camera dal letto matrimoniale, vi entrò …
Nei
pochi secondi che la creatura fu fuori dal soggiorno, Rosi ebbe l’idea di fuggire,
ma la paura le impediva di compiere azioni semplici quali: girare una maniglia,
correre via lontano. L’essere verde uscì
dalla stanza, con indosso un grembiule logoro e pieno di macchie rossicce, ora
si stava nuovamente guardando in torno, con aria pensierosa. Alla fine si diresse verso la porta dello
sgabuzzino…
Aprì
la porta, osservò l’interno del piccolo stanzino, prese uno straccio, un
bastone e un secchio, poi uscì richiudendo la porta. Rosi aspettò un po’ prima di uscire dal
grosso baule dove era riuscita ad infilarsi. Una volta fuori, tornò ad
osservare la situazione dal buco della serratura. Il bestione stava tentando
goffamente di lavare il pavimento ma il risultato fu misero. Il grembiule che
si era messo addosso lo rendeva ridicolo, ma il suo parlare da solo con quello
sguardo spento, mantenevano alta l’inquietudine della bambina. Mentre passava lo straccio, la creatura notò
il pezzo di mela che Rosi, aveva lasciato cadere. Guardatosi intorno per l’ennesima
volta, riprese il suo lavoro, non sembrò notare la bottiglia dell’acqua fuori
posto. Finito di “pulire” la rozza
creatura si diresse al tavolo, svuoto il sacco, il cui contenuto risultò un
cinghiale di medie dimensioni. Lasciò cadere il contenitore a terra ed estrasse
da uno stivale un grosso coltello affilato, si sedette ed iniziò a trafugare
con l’animale morto, Rosi vedeva la
creatura di spalle, non poteva vedere con chiarezza cosa stesse facendo, la
bambina ringraziò il Signore di ciò.
Orchi e streghe
Capitolo
4: L’interno della foresta.
Rosina
venne svegliata di colpo da un potente ululato, tutt’altro che lontano, il
verso pareva provenire dalla sua destra, la bambina guardò in quella direzione,
non vide nulla, ma udì chiaramente una specie di latrato canino, non ci mise
molto a … “ capire , che questo era
proprio il momento di ” …fuggire. La piccola, scattò di corsa nella
direzione opposta di quella da dove provenivano i versi, dimenticando la sete
ed i dolori alle gambe, corse se possibile, ancora più forte rispetto a quando
era fuggita dal fratello, corse per diversi minuti, si fermò solo, quando senti
alcune gocce d’acqua colpirle il viso, sollevò una mano aperta a mezz’aria
sentendo altre gocce sul palmo, “ fan
culo ” disse sotto voce. Gli alberi non offrivano molta protezione dalla
pioggia, il tempo andava gradualmente peggiorando, per Rosi era nuovamente ora
di correre, si mise lo zainetto sulla testa per ripararsi un po’, e parti verso
una direzione qualsiasi. La bambina era, quasi del tutto zuppa quando, notò
qualcosa che non aveva visto da nessun altra parte della foresta, un albero era
stato tagliato con una sega o qualcosa di simile, ne rimaneva solo il ceppo,
quasi liscio, vicino ad esso l’erba leggermente rada, a Rosi vennero in mente i
sentieri di campagna che si vedevano in tivù. Prosegui in quella direzione ma
mano che Rosi camminava iniziava sempre di più a distinguere per terra un
sentiero, inizio anche, a pensare di essere finalmente vicino alla città, forse
aveva fatto un giro strano e non aveva idea di dove sarebbe sbucata, però
avrebbe potuto chiedere a qualcuno delle indicazioni e comunque era sempre
meglio che rimanere lì. Gli alberi finirono improvvisamente, ma non si trovò
davanti la città, bensì un grande spiazzo verde, al centro di esso stava una
casetta rustica col tetto in tegole, laterale alla casa vi era un grande
albero. Lo spiazzo era completamente circondato dalla foresta, non vi era
traccia della città (anche se col buio e la pioggia era un po’ difficile
esserne sicuri, non era neanche in grado di stabilire di che tipo fosse
l’albero, sul lato destro della casa).
La bambina non indugio, un secondo di più corse verso la porta, dalle
finestre scaturiva una leggera luce. Il primo impulso di Rosi, fu quello di
tentare di aprire la porta di botto, resistette alla tentazione, non voleva
correre il rischio di essere buttata fuori e busso educatamente alla robusta
porta di legno…
Nessuna
risposta, la pioggia cadeva ormai forte e incessante…
Bussò
di nuovo, questa volta meno educatamente…
Silenzio,
coperto dal rumore dell’acqua che colpiva il suolo…
<<
c’è qualcuno … apriteeeeee
>>> urlò disperata …
Nessuna
risposta …
Rosi
iniziò a battere ferocemente sulla porta, infine stremata, si aggrappò alla
maniglia che le arrivava alla bocca e spinse forte sulla porta, che per grazia
di dio era aperta. La prima cosa, che fece una volta dentro, fu chiudersi la
porta dietro le spalle, poi cercò a tastoni l’interruttore della luce, lo trovò
accanto alla maniglia. La prima cosa che notò nella casa fu il camino acceso, (doveva
essere quella la luce che aveva visto da fuori), ci si sedette vicino, il fuoco
era quasi esaurito, ma era sufficiente per asciugarsi un po’. La bambina iniziò
ha guardarsi un po’ intorno, era evidente che non vi fosse nessuno, ma la casa
era chiaramente abitata, a parte il fuoco acceso, vi erano delle foto sui mobili
della cucina, ed il posto non era “troppo”
disordinato (casa sua era decisamente peggio). Vicino al camino vi era un
piccolo televisore, smile a quello che aveva in casa lei, su uno dei mobili
della cucina, vicino alle foto, vi era una grossa bottiglia d’acqua, Rosina si sentii
abbastanza asciutta, e si diresse verso la grossa bottiglia. La prese con entrambe le mani, fortunatamente
non era completamente piena, altrimenti, difficilmente l’avrebbe potuta
sollevarla, anche perché il mobile era un po’ alto per lei. Mentre beveva, notò
che una delle foto era stata scattata in una bella giornata di sole,
nell’albero vicino alla casa, solo ora, si rendeva conto che si trattava di un
melo…
Vi
era anche un uomo seduto, con la schiena poggiata sul tronco e le gambe distese
sull’erba. Teneva la testa un po’ china e lo sguardo distante, era pelato… ma
la cosa strana era il suo colorito verdognolo…? E i suoi denti deformi, era
come se avesse i canini sotto anziché sopra… dei grossi canini, inoltre a prescindere
da ciò, v’era qualcosa di spaventoso nello sguardo, del tipo. Rosina rimase un
paio di secondi a fissare lo sguardo pensieroso della strana figura, poi tentò
di rimettere la bottiglia al suo posto non riuscendoci, si limito ad appoggiarla
in un angolo, passò ad esaminare l’altra foto. La seconda foto, era più rassicurante della
prima, mostra il primo piano di una ragazza, tutto sommato carina, leggermente
imbrunita da un naso troppo pronunciato, dai precoci capelli grigi, la donna
sorrideva tenendo in mano una mela, sulla testa portava un orribile cappello
nero” appuntito”. Rosina trovò una fruttiera in vimini piena di mele sul
tavolo, ne prese una (era buona) si diresse verso una finestra. Pioveva ancora
parecchio fuori, ogni tanto un lampo squarciava le tenebre, per un attimo, Rosi
fu sicura di aver visto un’ombra muoversi, spaventata aprì bene gli occhi,
guardando con più attenzione…un’ altro lampo accese il buio circostante, questa
volta la bambina distinse chiaramente un’alta figura dirigersi a gran velocità
verso l’abitazione.
Rosina
venne presa dal panico, v’era un forte possibilità che la figura che aveva
appena visto, potesse essere la strana creatura della foto che rincasava. Rosi
molto stupidamente, lascio cadere ciò che rimaneva della mela, si guardo rapidamente
intorno, in cerca di un nascondiglio. Vi erano tre porte (tutte in legno) che
non aveva ancora aperto, senza pensare si diresse in quella situata nell’angolo
destro della stanza, l’aprì più in fretta possibile, l’interno era buio riuscì
a distinguere solo un letto matrimoniale ed un guardaroba. Il quale, poteva
essere un buon nascondiglio… ma la bambina non ne era convinta e tentò con
un'altra porta, quella posta sulla parete centrale, vi era solo un piccolo
sgabuzzino, con un lavandino , un paio di scope ed un baule.
Rosina
vi entrò si chiuse alle spalle la porta, piazzo l’occhio destro sul buco della
serratura ed attese …
Orchi e streghe.
Capitolo
3 : La foresta.
Nella
mente della bambina, iniziò a farsi strada l’idea di essersi persa, aveva solo
8 anni, non conosceva ne l’esatta geografia della foresta circondante la città,
ne le dimensioni, però, sapeva contare, e sapeva che se il sole ora picchiava
forte sulla sua testa, solo un po’ nascosto dalle nuvole, dovevano essere
passate diverse ore da quando aveva intrapreso la via verso casa. Questo non la
rassicurava affatto dal suo timore di aver preso la direzione sbagliata, come
se non bastasse, iniziava ad avere fame, e le sue gambe erano un po’ stanche. Il
sole era un po’ diminuito, ormai era certa di essersi persa, persino il
paesaggio in torno a lei non aveva un aspetto familiare. La bambina stava
morendo di sete, facevano male le gambe ed iniziava ad aver paura di non
riuscire nel tornare a casa, forse le
sarebbe convenuto farsi prendere da Charlie… Scacciò subito questo pensiero.
Decise, che era il caso di sedersi un po’, si appoggio all’albero più in ombra,trasse
un sospiro. Il sole era quasi calato, quindi decise di riprendere a camminare,
mossa dal pensiero che se avesse aspettato troppo, sarebbe diventato buio e con
tutta probabilità avrebbe dovuto passare la notte nella foresta, questo non
doveva succedere. Le gambe non le facevano più tanto male ma aveva molta sete e
un po’ di fame, penso: “ ma nella foresta non ci sono i ruscelli di
solito ?”. Le stelle, avevano completamente soppiantato il sole, quando
iniziò a fantasticare su un possibile salvataggio, dopo tutto sua madre era si
abituata all’assenza di Charlie, anche per giorni interi, ma raramente la
piccola si assentava per di più di un paio d’ore, inoltre la mattina, la madre
era “ quasi lucida“, ed era tornata a dormire, quindi
, di sera quando si sarebbe svegliata, non trovando la figlioletta che aveva
mandato a prendere il pane …. “ il pane“
pensò, aprendo lo zainetto che portava sempre con se, iniziò a mangiucchiare
una pagnotta, senza smettere di camminare. Rosi, riprese i suoi pensieri da
dove li aveva interrotti, cioè che appena Mara avesse notato la sua assenza,
per un motivo o per un altro, avrebbe sicuramente fatto qualcosa per la sua bambina
… metti che… Lara si fosse addormentata di nuovo con la sigaretta accesa, le
fosse caduta, come era già successo un anno prima, il fatto che la piccola non fosse
lì, pronta ad intervenire, avrebbe sicuramente preoccupato tutti, ma quel pensiero
che in un primo momento la rassicurò, mostrò subito il suo lato negativo… e se
fosse scaturito un vero incendio e sia la mam … i pensieri furono interrotti da
ululati lontani, si guardò in torno, faceva freddo, la scena le ricordava
quella di un film che aveva visto quando era più piccola, ma visto in tv non
faceva così paura però… Rosi decise che era il caso di fermarsi nuovamente,
mangiò un'altra pagnotta. Il pane aveva risolto il problema della fame, ma
aveva ancora molta sete e le gambe non avevano più tanta voglia di camminare,
rimase seduta vicino ad un albero come prima, non aveva intenzione di
addormentarsi, chiuse le palpebre solo per riposare gli occhi.
Orchi e streghe
Capitolo
2 : Il quartiere.
Definire
carino, il quartiere dove abitava la famiglia di Rosi, era per lo meno … “originale “. La città era piccola,
costruita in mezzo ad una foresta, ma comunque piuttosto industrializzata. La palazzina si trova in periferia, circondata
da altri palazzi e dalle ciminiere di fabbriche non meglio identificate, che
sputavano fuori il loro fumo tutto il santo giorno. L’unica cosa, che amava di
quel posto era la foresta, ogni tanto se ne rimaneva un po’ a gironzolare tra i
primi alberi, era anche il posto dove si nascondeva quando scappava dal
fratello, cercava comunque, in ogni caso di non
inoltrasi troppo nel fondo, nonostante l’inquinamento, la foresta
rimaneva comunque, un posto pericoloso, ci si poteva perdere , c’era sicuramente qualche lupo di qua o di
là. Prima di entrare nel market, per
comprare il pane la bambina notò, un ragazzo sui 16 anni che la fissava. Il
tipo, aveva lunghi capelli quasi biondi, la pelle chiara e gli occhi celesti,
indosso portava dei jeans blu ed una robusta felpa di un qualche gruppo
musicale, era convinta di averlo già visto , ma non ricordava in quale
circostanza. Nel market, quasi tutti le rivolgevano uno strano sguardo, (
cassiere comprese ) ma ormai c’era abituata. Quando era più piccola, pensava
che quello sguardo fosse dovuto al fatto che la gente la ritenesse “ strana ”, ma ora era abbastanza matura,
da capire che la madre e la sorella non dovevano, essere proprio ben viste,
anche se, comunque, in più di un occasione aveva notato lo stesso sguardo
infastidito perfino da uomini, che era sicura facessero “ visita alla mamma” piuttosto
spesso … ma ? ! . Appena uscita dal negozio, non notò subito il ragazzo biondo,
in un primo momento pensò che se ne fosse andato, ma dopo una decina di metri
in direzione casa, lo notò sbucare da un vicolo in compagnia di suo fratello Charlie
e di un altro ragazzo difficile da descrivere, a causa del cappuccio tirato giù
sino agli occhi, inoltre, come se non bastasse camminava curvo. Charlie portava
i capelli quasi rasati , “ come un
nazista “ gli ripeteva spesso la madre, addosso portava un paio di jeans
neri ed un maglione anch’esso nero con una svastica rossa disegnata nella zona
del cuore. Non era alto, però, era stronzo “ cosa c’entra non lo so, se lo scopro te lo dirò “ pensò senza un
motivo preciso, dopo due secondi si vergogno di questo pensiero. Charlie, si
stava guardava attorno, non pareva averla vista ma, il ragazzo biondo ad un
tratto disse qualcosa (che Rosi non riuscì a capire da quella distanza ) e puntò
il dito su di lei, che stupidamente era rimasta li impalata, senza nemmeno
tentare di evitare di essere vista. Charlie, guardava ora in direzione della
sorella, sorridendo malignamente, i tre ragazzi stavano ora camminando a passo
svelto, verso di lei. Charlie, si era infilato una mano nella tasca del
maglione, estraendo un piccolo coltello a scatto, Rosi sapeva già del coltello
da un paio di settimane, perché glielo aveva visto usare per stringere una vite
della bici, ( solo Dio sa come cazzo aveva fatto ha procurarselo). Rosi attivò,
il giovane cervellino, si voltò e prese a correre, partirono in corsa anche i
tre. Charlie stava gridando qualcosa, con la sua voce orribile, la piccola era
troppo occupata a correre e non capì niente. Per strada c’era parecchia gente,
ma non sembra molto interessata a quanto
stava accadendo, il massimo che poteva ottenere da quei volti grigi, era
l’espressione infastidita quando lei o uno dei tre urtavano, qualcuno che
camminava a capo chino sul marciapiede. La bambina era particolarmente
spaventata dal nuovo “giocattolo“
del fratello, non tento di seminare i suoi inseguitori per le strade cittadine,
bensì, presa dal panico puntò direttamente verso la foresta, purtroppo suo
fratello ed i suoi compagni erano particolarmente intenzionati, non ci misero
molto ad arrivare alle soglie della foresta. Pochi secondi dopo che lei, si era
nascosta lateralmente ad una quercia particolarmente curva. I tre si fermarono.
Dalla sua posizione Rosi riuscì a vedere proprio il fratello intento ad
ascoltare…
<<
ROSI >>
La
voce di Charlie rimbombò tre volte , facendo spiccare il volo a decine di
passeri che la piccola non aveva notato al suo arrivo. Ma di fatti non si mosse
…
Silenzio
…
<<
ROSI … ESCI FUORI SUBITO CHE NON TI
FACCIAMO TANTO MALE >>
Silenzio
…
<<
ROSIIIIIIIIII>>
Urlò
Charlie col coltello, immaginò, cioè, a questo punto la piccola non era più in
grado di vederlo, ma lo immaginava, con il pugnale, urlando con quella sua voce
schifosa, con quella cazzo di svastica sulla sinistra del maglione. La bambina,
presa dal terrore riprese a correre verso la profondità della foresta. Man mano che Rosi avanzava di corsa, le voci
dei tre inseguitori si fecero sempre più rade e lontane, la bambina continuò
comunque a correre, per un altro quarto d’ora almeno, fino a quando, non si
rese conto che l’unico rumore, che ancora sentiva erano le foglie secche
rompersi sotto le sue scarpe da ginnastica. Rosi si guardò, intorno
preoccupata, non si era mai inoltrata cosi in profondità, non era neanche tanto
sicura di aver corso dritta o di essersi spostata un po’ sulla destra. La
bambina, rimase un po’ sul posto ad ammirare i gufi (o forse erano civette)
appollaiati sui rami degli alberi, questi ultimi parevano ricambiarla
fissandola a loro volta, il sole iniziava ha farsi spazio nel cielo. Poi decise,
che era ora di tornare a casa, suo fratello non era poi cosi tenace, aveva
sicuramente rinunciato già da un po’. Rosina s’incammino, comunque con circospezione,
camminando lentamente per ogni eventualità, non era per niente sicura della direzione,
avanzò cercando di orientarsi con gli alberi.
07/03/12
Orchi e streghe
“Orchi e streghe
Sono soli
Si abbracciano
Il terrore
che non fanno
fa pensare!”
Capitolo
1 : La casa.
“
Tic - tac” rumoreggiava la grossa
sveglia, vicino al letto di Rosina. La bambina sentiva, chiaramente il
ticchettare già da una mezz’ora abbondante, “Tic” (come, sentiva anche lo sbattere del letto ed i lamenti
provenienti dalla camera della madre), ma molto più semplicemente non voleva
sentirlo, “Tac” l’unica cosa che
avrebbe voluto “Tic”, era rimanere
stesa sul letto a pancia in giù, possibilmente ancora addormentata, “Tac” magari morta. Di sicuro non aveva intenzione di alzarsi.
Rosina
si alzò.
La
bambina, si diresse sbadigliando verso lo specchio sopra il lavandino del bagno,
dopo essersi lavata la faccia, Rosina, rimase un paio di minuti a contemplare,
semi schifata il riflesso nello specchio. Rosi ( come la chiamavano la madre,
la sorella maggiore … e anche suo fratello purtroppo) era una bambina magra, a
suo modo carina, ne alta ne bassa, per la sua età, 8 anni (quasi 9). L’unica
cosa, che realmente apprezzava del suo aspetto, erano i lunghi e mossi capelli
rossi, era l’unica in casa ad averceli di quel colore, non sapeva da chi avesse
preso, visto che sia sua madre sia sua sorella maggiore li avevano diversi,
forse li aveva presi dal padre, ma non lo conosceva, non l’aveva mai visto, e
non aveva assolutamente intenzione di domandarlo alla madre. I rumori,
provenienti dall’altra stanza cessarono finalmente. Rosi smise di fissare il
proprio riflesso nello specchio e si mise ad ascoltare, seguendo con lo
sguardo, i rumori oltre il muro del bagno. Prima, sentì l’aprirsi della porta
della camera da letto della madre, poi dei passi percorsero il soggiorno,
infine, finalmente lo sbattere del portone d’ingresso.
L’abitazione
(un appartamento – catapecchia, situato al 3° piano di una palazzina
condominiale), consisteva in, soggiorno,
cucina, bagno e due camere, il tutto in “ quasi”
60 mq. Madre e figlia primogenita (Lara), dormono (ogni tanto) e “ lavorano”
(spesso) nella camera grande, Rosi sta in quella più piccola ( l’ex sgabuzzino
). Per un paio d’anni, l’ha condivisa con il fratello Charlie (di sei anni più
grande di lei), ma poi … la cosa , non è stata più possibile e Charlie è stato
trasferito sul divano in soggiorno. In soggiorno, sta anche il piccolo Tom (8
mesi), in una culla all’angolo della stanza. Il piccolo Tom, piangeva quando
Rosi, uscì dal bagno, Lara stava completamente nuda, sdraiata sulla poltrona
sul lato destro del salotto, addormentata e sbronza. Rosi conosceva questo
termine, già da un paio d’anni, ma ignorava tutt’ora l’utilità delle siringhe
nel portacenere e della polverina bianca sopra gli specchietti, ne’ le era
chiaro il perché le persone diventassero cosi
strane, strane dopo essersi, messi quella strana polverina nel naso, o
essersela iniettata. Frontale alla poltrona sta il televisore acceso, trasmettendo
i primi cartoni animati del mattino. Lara è “ ancora “ una bella ragazza,
magrolina, ma non come la madre o la sorellina, porta i capelli biondi a
caschetto (cioè, in realtà li ha castani come la madre, ma li tinge). Come
spesso accadde, la sorella di Rosina, sta addormentata con la sigaretta “ accesa” incastrata tra l’indice e il
medio (la bambina, non era in grado di stabilire se si trattava di tabacco o di
quella roba color verde marcio, di cui erano sempre fornite), Rosi sa benissimo,
quanto questo fosse pericoloso, in ogni caso, a ricordaglielo rimaneva sempre
l’enorme macchia nera, sulla parete centrale, residuo dell’incendio avvenuto
l’anno passato, causato appunto da una cicca ribelle, che non si era
accontentata di consumarsi tra le dita di Lara, bruciandola e risvegliandola
così dal mondo meraviglioso dove tanto amava stare nei suoi sogni ubriachi,
come accadeva di solito, ma aveva preferito cadere sul mucchio di vecchi
giornali che Mara (la madre di Rosina) teneva per i suoi “clienti”. Rosi, tolse con attenzione la cicca dalle dita della
sorella, per spegnerla sul portacenere, su cui stava appoggiata una lunga
siringa con un lungo ago. Eseguita questa operazione urgente, si diresse alla
culla del fratellino. Tom piangeva, non troppo forte, come l’aveva sentito
piangere in passato, ne dedusse che era il pianto “ della fame “, gli mise in bocca la tettarella, fece il suo dovere,
mettendo fine al pianto, mentre riscaldava il latte.
La
madre di Rosina, uscì dalla sua camera da letto, si avviò nel salotto
stiracchiando il magrissimo corpo. Fino a una decina di anni fa, si sarebbe
potuto definire Mara una bella “figa”
(per molti anni Rosi, aveva ignorato il significato di questa parola … ora
sapeva perfettamente cosa voleva dire, anche perché, sia la sorella che la
madre ne facevano largo utilizzo) ma adesso era poco più che uno scheletro, le
rimane un bel viso, anche se troppo pallida, senza contare l’espressione di chi
è perennemente in crisi d’astinenza (comunque nessuno dei suoi ” clienti “ si era lamentato di ciò).
Mara, portava i capelli lunghi e mossi come la figlia piccola, di color castano
chiaro, indossava solo la sua vestaglia
rosa aperta, emanava un odore strano, sgradevole, lo stesso odore che aveva
tutte le volte che portava un uomo nella sua stanza. La madre, si guardò in
torno, soffermandosi qualche secondo sulla figlia, addormentata sulla poltrona,
poi notò la piccola vicino hai fornelli, Mara le sorrise, con dolcezza, apri la
bocca per parlare ma venne interrotta dal proprio sbadiglio, infine disse con
aria assonnata:
<<
Ciao tesoro … già sveglia ? … che ora è
? >>.
La
voce della madre, era più lucida del solito, il che rassicurò la bambina che
rispose …
<<
Ciao mamma, sono ( guarda l’orologio
) … le 6 e 20 >>.
<<
Senti chicca … più tardi appena puoi,
vai ha comprare il pane ? … per favore … ah ! già che vai se vedi tuo fratello
gli dici di tornare a casa ? >>.
<<
Certo ( … si …col cazzo , se avesse
visto Charlie o i suoi amici gli sarebbe stata il più lontano possibile )
>>.
<<
Grazie … la mamma torna ha dormire un
altro po’ >>.
<<
Notte >>.
Clock ( la madre richiuse la porta ). Il latte era abbastanza caldo, Rosi riempì il
biberon e diede da mangiare al piccolino.
I
muri dei corridoi, della palazzina erano completamente, impiastricciati di
disegni osceni e scritte quali, insulti, bestemmie, commenti a carattere sessuale
(vi erano però anche strane macchie e sudiciume non meglio identificato). Fin
da quando Rosi, aveva memoria, era sempre stata cosi, tuttavia, ogni volta che
percorreva il corridoio in direzione dell’ascensore, come in questo momento,
guardandosi ha destra ed a sinistra, riusciva sempre a scovare qualcosa di
nuovo. L’ascensore, aveva sicuramente subito un uso improprio nel corso degli
anni, quando premette il pulsante, si udirono dei rumori per niente
rassicuranti “ crack …
clarcccc….rrrrr….” . Quando l’ascensore, arrivo al 3° piano , passarono
diversi secondi, prima che gli sportelli si aprissero mostrando il suo interno,
con la sua buone dose di pasticci, disegni,
scritte e chewing-gum appiccicate ovunque. L’illuminazione, interna
dell’ascensore, andava e veniva, a Rosi venne in mente una rima “se l’ascensore non scende e non sale, forse
è meglio che prendi le scale “, le venivano spesso alla mente frasi di
questo tipo, non che lei se ne vantasse molto, (non che ci fosse molto, da
vantarsi in effetti) non tutte erano sensate però. Ad ogni modo, prese le
scale.
Iscriviti a:
Post (Atom)











