Chattiamo un po?^____________^

17/09/12

All'inferno e...Ritorno Capitolo 12: Il... Ritorno


Caricai velocemente borse e valigie nella mia auto e partimmo in direzione della nuova casa. Lei faceva strada con la sua Porsche ed io subito appiccicato, quasi per paura di perderla. Trascorsi 5 minuti transitammo davanti i giardini pubblici e Federica rallentò fino a fermarsi poco distante da dove ci incontrammo pochi giorni prima. Sul ciglio della strada c’era una ragazza dall’aspetto triste appoggiata ad un’auto. Federica abbassò il finestrino ed alle sue parole la ragazza annuì e poi salì nella propria vettura. Ripartimmo con Federica davanti, io al centro e la ragazza in coda e con mio sommo stupore ci fermammo davanti allo strano palazzo che mi aveva già fatto visitare. Non nego che ero in preda alla confusione più totale tanto che mi fermai sulla destra senza nemmeno parcheggiare. Federica invece aveva parcheggiato la sua Porsche, ne scese, parlò un attimo con la ragazza e, quindi,  avvicinandosi alla mia macchina disse:
Beh, che fai? Non parcheggi? Siamo arrivati a destinazione; prendi i bagagli e seguimi”.
Si, si,” balbettai, “ora parcheggio”.
Parcheggiare l’auto e scaricare i bagagli fu rapidissimo come bere un bicchiere d’acqua in pieno deserto. Entrammo nel palazzo e Federica chiamò l’ascensore.
Meno male che Luci l’ha riparato”.
Luci?” le chiesi non capendo cosa volesse dire.
Federica scoppiò in una fragorosa risata.
Luci è il portiere del palazzo, si occupa prevalentemente di manutenzioni elettriche, per questo lo chiamiamo Luci, ma puoi rivolgerti a lui per qualsiasi cosa e ti sarà di aiuto”.
Salimmo al 1° piano e, ricordandomi della disposizione degli appartamenti non nascosi il mio stupore:
Ma Federica, al 1° piano ci sono gli appartamenti di lusso, quelli che costano poco; ma non erano tutti occupati?
No”, rispose Federica, “non posso darli in affitto al primo che me lo chiede; devo pur metterlo alla prova e vedere se lo merita. E tu te lo sei meritato; sei stato molto bravo”.
Grazie di cuore Federica, sono felicissimo”.
Camminammo per metà corridoio, poi ci fermammo; Federica estrasse 2 chiavi, aprì la porta e mi disse:
Questa è la tua nuova casa; ti piace?
Ma è bellissima, mobili belli, aria condizionata, vista sulla strada, cosa posso chiedere di più?
Mi fa piacere”, fece Federica, “ma ora passiamo alla parte burocratica, al contratto”.
Si, certo” replicai.
Sul tavolo della cucina c’era un foglio; mi sedetti, era un contratto di quelli già compilati ed a cui mancano solo i dati anagrafici. I dati di Federica erano già scritti, trascrissi velocemente i miei e poi lessi velocemente il testo del contratto. Mi soffermai sull’importo – 600 euro + 100 euro di cauzione – e poi proseguii velocemente sino in fondo dove era stata aggiunta un’appendice che diceva:
L’inquilino accetta incondizionatamente quanto esplicitato nell’allegato che forma parte integrante del presente contratto
 Non vedendo alcun allegato mi rivolsi a Federica chiedendole lumi. Lei aprì un cassetto dell’armadio ed estrasse un sacchettino di velluto ed un foglio di carta; era l’allegato al contratto che così recitava:

1 – Il contratto di locazione di cui il presente allegato è da considerarsi parte integrante è da intendersi “a tempo indeterminato” salvo rescissione consensuale. La proprietaria si impegna a non sfrattare l’inquilino e l’inquilino si impegna a non abbandonare l’appartamento pena la perdita di tutto l’ammontare della cauzione che mensilmente viene versata contestualmente all’affitto.
2 – L’inquilino, a tutti gli effetti, fa parte integrante dell’appartamento e quindi è di proprietà personale della proprietaria dell’appartamento stesso. Egli deve mettersi a disposizione della proprietaria ogni qualvolta lei lo riterrà opportuno e, comunque entro le 24 ore successive alla chiamata. Qualora fosse impossibilitato a farlo, l’inquilino deve darne comunicazione telefonica e fornire un’adeguata giustificazione.
3 – La disponibilità nei confronti della proprietaria verrà richiesta nell’arco temporale non coincidente con l’orario di lavoro; l’incontro, salvo diversa disposizione della proprietaria, si terrà nell’appartamento dato in locazione e potrà avvenire anche senza preavviso. Tutti i periodi di assenza dell’inquilino dovranno essere comunicati alla proprietaria senza specificarne il motivo.
4 – La mancata messa a disposizione dell’inquilino nei confronti della proprietaria nel rispetto degli accordi stabiliti, comporta una sanzione pari ad una mensilità di affitto, comprensiva della cauzione. La seconda contravvenzione può comportare una sanzione doppia o la perdita del diritto di residenza nell’appartamento a discrezione della volontà della proprietaria.

Lessi e rilessi più volte il foglio, poi il mio sguardo si indirizzò verso Federica riuscendo a proferire poche parole:
Ma allora….. significa che….
Federica prese il sacchetto di velluto da cui prese una collanina, simile ad un collarino stretto, di color azzurro, con incise una S ed una F maiuscole e me lo porse invitandomi ad indossarlo.
Credevi di liberarti così facilmente di me? Ricordi cosa ti dissi il primo giorno a casa mia?
Veramente mi hai detto tante cose”.
Tra tante altre cose, ti ho detto: Significano che da questo momento sei lo SCHIAVO di Miss FEDERICA. E ricordati di non darmi del tu, anche se vivi qui da solo. ”
Abbassai la testa, credevo di essere ritornato in libertà ed invece ero ritornato all’inferno. Pensai qualche minuto sul da farsi, guardai Federica e poi il foglio, di nuovo Federica e nuovamente il foglio, incerto sul da farsi. Poi rivolgendomi a Federica, le dissi:
Ha una penna Padrona?
Lei con un sorriso colmo di soddisfazione me la porse ed io firmai prima l’allegato e poi il contratto d’affitto. Ero definitivamente suo.
Dentro di me un misto di sensazioni ed emozioni, ma alla fine dei conti avevo bisogno della casa, di una maledetta casa dove abitare e solo Federica poteva venire incontro a queste mie esigenze.
Padrona Federica raccolse il contratto e mi disse:
Mi fa piacere che tu abbia firmato, che tu sia un mio inquilino. Non ti devi preoccupare, non è scontato che ti chiami, ma devi stare all’erta perché potrei suonare alla tua porta o chiamarti al cellulare in qualsiasi momento e dovrai essere a mia disposizione per tutto il tempo che vorrò e per fare quello che vorrò. Siamo intesi?
Si, Padrona Federica, sarò suo quando lei lo vorrà”.
Bene, ora devo lasciarti perché devo occuparmi della ragazza. Chissà se diventerà una nuova inquilina? Ciao”.
Arrivederci Padrona Federica”.
Ero confuso e cercai di illuminarmi le idee andando alla finestra. Vidi la Padrona assieme alla ragazza incontrata ai giardini pubblici rientrare nel palazzo, probabilmente per farle fare lo stesso giro che aveva fatto fare a me. All’improvviso suonò il campanello della porta ed il cuore mi salì in gola. Andai ad aprire e si presentò davanti un uomo grande e grosso che si presentò dicendomi:
Sono Lucifero, il portiere del palazzo; per qualsiasi servizio di cui abbia bisogno non esiti a chiamarmi
Va bene”, gli risposi, “grazie”.
Lui si girò e non potei fare a meno di notare sulla nuca un grande tatuaggio raffigurante una frusta. Ma allora anche lui…? Cosa intendeva per “qualsiasi servizio”? La storia si faceva sempre più torbida e non trovavo risposte alle mie domande; ma forse lo schiavo non deve porsi domande né tantomeno ricevere risposte. Deve solo obbedire.

All'inferno e...Ritorno Capitolo 11: Il ritorno a casa


La mattina dopo fui svegliato dalla Mistress che, aprendomi la porta della gabbia e buttandomi addosso il mio grembiule disse:
Veloce, vestiti che la tua Padrona ti aspetta di sopra, ritorni a casa”.
Ero felice di questa notizia, non vedevo l’ora di far ritorno da Padrona Federica. Salimmo le scale sempre tenuto al guinzaglio e quando la vidi in soggiorno le accennai un lieve sorriso. Lei ricambiò e, rivolgendosi a Mistress Pamela disse:
Certo che me l’hai stropicciato un po’; lo vedo un po’ malconcio. Si è almeno comportato bene?
Sai Federica, ho sperimentato su di lui il mio nuovo giocattolo, una vera figata. La prossima sessione con te e Claudia la vorrei fare qui da me. Si, tutto sommato è stato bravino; ho sempre detto che sei stata fortunata a trovarlo”.
Bene, mi fa piacere, cerchèrò di risollevarlo un po’ io; sono in astinenza”. E scoppiarono entrambe a ridere.
Salimmo subito dopo in macchina. Io ero un po’ mogio perché sapevo che mi attendeva un’altra sessione. La Padrona, invece era serena e tranquilla, quasi felice direi. Ad un certo punto squillò il cellulare della Padrona; lei accostò per rispondere:
Si, sono io”, rispose all’interlocutore; poi guardò l’orologio e continuò la conversazione dicendo: “Va bene tra un’ora ai giardini pubblici?
Si accordarono per un incontro, presumo, di lì ad un’ora ai giardini pubblici, poi, rivolgendosi a me disse, senza troppo entusiasmo:
Ho una bella notizia per te; ho trovato la tua nuova casa”.
Davvero?” risposi, facendo la faccia di un bambino di fronte ad un nuovo giocattolo che ha tanto desiderato.
Si si. Adesso andiamo a casa, ti fai una doccia e poi ti accompagno”.
Non riuscivo a trattenere la mia felicità, avrei voluto abbracciarla; finalmente uscivo da un incubo ed avrei potuto iniziare una nuova vita. Arrivammo a casa e seppur ancora dolorante alle caviglie sono corso verso l’ingresso. La Padrona aprì la porta, mi fece entrare e mi invitò ad andare a lavarmi senza perdere tempo.
Lavati e quando hai finito aspettami qui in soggiorno, nudo”.
Va bene Padrona. Sarò veloce” risposi quasi eccitato.
In realtà ero troppo felice; finalmente avrei potuto vivere nella mia casa, vivere una vita normale e, chissà, magari poteva nascere qualcosa di “normale” tra me e Federica”. La fantasia viaggiò per tutto il tempo che rimasi in bagno; lavato velocemente, asciugato ancor di più, uscii e rimasi in soggiorno, nudo come mi aveva ordinato la Padrona. Credo che abbia sentito il mio arrivo perché mi chiamò subito dopo con voce dolcissima:
Entra pure nella mia stanza”.
Entrai quasi in punta di piedi e lo spettacolo che mi si presentò agli occhi fu di quelli che ti tolgono letteralmente il fiato. Bella, bellissima, in reggiseno e reggicalze neri ai bordi del letto dalle lenzuola bianchissime.
Stenditi sul letto con la testa sporgente sul lato, ecco così va bene. Ora chiudi gli occhi ed aspetta”.
La sentii entrare in bagno ma non osai aprire gli occhi. Provavo allo stesso tempo paura ed eccitazione per quello che sarebbe potuto accadere di lì a poco. Non dovetti attendere molto perché sentii i suoi passi avvicinarsi a me.
Rilassati adesso, non aver paura” furono le sue tranquillizzanti parole.
Sentivo il profumo del suo sesso, vicinissimo al mio viso, ma rimasi fermo in attesa della sua iniziativa. E non si fece attendere molto:
Ora spalanca la bocca”.
Sentii il suo sesso appoggiarsi alla mia bocca e rilasciare alcune gocce di urina che subito ingoiai.
Bravo, vedo che hai imparato bene. Quasi quasi ti trattengo qui come schiavo. Dai, scherzo. Ora lecca pure la mia fica. Leccala fino a farmi godere”.
Non mi feci pregare ed iniziai a leccare, mentre le sue mani e le sue unghie giocavano con il mio corpo, con i miei capezzoli, stringendoli, graffiandoli, tirandoli. I suoi gemiti si stavano intensificando mentre anche il mio sesso diventava sempre più desideroso. Si tolse da quella posizione, mi spinse al centro del letto e poi mi saltò letteralmente addosso prendendo in bocca il mio sesso mentre io continuavo a leccarla. Fu un 69 tanto breve quanto intenso che sfociò in un doppio orgasmo che da troppo tempo non provavo. Mi sentivo in paradiso. Ci accarezzammo per qualche minuto, la ringraziai per questo bel momento trascorso assieme a lei, poi fu Federica a riportarmi con i piedi per terra dicendomi:
Dai, dobbiamo traslocare. Metti nelle valigie e nelle borse tutta la tua roba. Io mi vesto e partiamo subito”.
Avrei voluto restare lì, accanto a lei per ore ed ore, ma la voglia di una casa nuova, tutta mia era troppo forte; in fondo avremmo potuto rivederci ancora, con maggior calma. Saltai giù dal letto veloce come un lampo ed in 5 minuti ero pronto con valigie e borse ai miei piedi.

All'inferno e...Ritorno Capitolo 10: Nel profondo del castello


Rientrati a casa, Mistress Pamela scese dall’auto, aprì il bagagliaio e mi fece scendere; poi, indicandomi una porticina, mi disse:
Apri quella porta, c’è un bagno di servizio, fatti una doccia e quando hai finito suona il campanello. E, mi raccomando, non toglierti assolutamente il laccio ai testicoli”.
Obbedii in silenzio; avevo proprio bisogno di una doccia rigeneratrice, anche perché, dopo il temporale, la temperatura si era rinfrescata. Mentre facevo la doccia pensavo a quando sarei uscito da questo inferno in cui mi ero infilato; poi, pensando al fatto che ero senza casa, i miei pensieri si rinchiusero di nuovo e pensai solamente a non far arrabbiare l’amica della mia Padrona, anche perché mi sembrava che il temporale l’avesse messa di cattivo umore. Ovviamente speravo di sbagliarmi e che finalmente avrei potuto riposare. Finii velocemente la doccia e suonai il campanello aspettando che Mistress Pamela venisse ad aprirmi la porta interna. Sentii il rumore della chiave e poi la porta si aprì; davanti a me si presentò Mistress Pamela con in mano il collare ed il guinzaglio. Si era cambiata d’abito, ma era sempre vestita di nero dalla testa ai piedi. La cosa lasciava presagire che non era ancora arrivata l’ora del riposo. Prima che me lo ordinassi chinai verso di lei il mio capo, mi mise il collare e poi mi trascinò all’interno tramite il guinzaglio.
Ci avvicinammo ad una porta, Mistress Pamela mi guardò e mi disse:
Credo che tu non abbia mai visto quello che c’è dietro questa porta”.
In effetti lo spettacolo che mi si presentò agli occhi era unico ed allo stesso tempo affascinante. Una scala a chiocciola in pietra ci avrebbe portato in quella che immaginavo fosse una cantina; anche le pareti erano in pietra a cui erano appese delle torce, di corrente elettrica non c’era alcuna traccia. Fatte le scale, arrivammo in un ampio stanzone, illuminato anch’esso dalle torce ed attrezzato magnificamente per sessioni sado-maso: una gogna, una croce, una gabbia, diverse fruste appese alle pareti e varia attrezzatura in ferro e cuoio. E poi un tavolo, non molto alto su cui mi fece sdraiare e poi mi disse:
Vedi come sono ben attrezzata? Potrei divertirmi tutta la notte con tutti questi giocattoli, ma ho voglia di sperimentare questo nuovo tavolo che mi ha appena consegnato il mio falegname di fiducia. Se non funziona, domani, al posto tuo ci metterò lui”.
Si mise al fianco del tavolo e, dopo averne fissato una linea che lo divideva praticamente a metà, mi fece spostare verso l’alto di qualche centimetro.
Ora sei posizionato bene” disse soddisfatta “e vediamo se questo nuovo giocattolo funziona come deve”.
Mi strinse i polsi e le caviglie con le cinghie fissate al tavolo e verificò attentamente che fossero tanto strette da non poter scivolare; poi venne al mio fianco e da sotto il tavolo estrasse una specie di consolle con diversi pulsanti; la osservò per alcuni istanti e mal celando un sorrisino premette il primo pulsante.
Sentii che il tavolo si stava lentamente aprendo ed allungando e nel contempo si stava altrettanto lentamente alzando alla testa ed ai piedi; sentivo che i polsi e le caviglie cominciavano a tirare. Il movimento del tavolo era lentissimo, quasi impercettibile, ma i polsi e le caviglie cominciavano a farmi male, li sentivo tirare. Ad un tratto il tavolo si fermò e vidi la Mistress andare sotto di esso all’altezza dei miei fianchi.
Bene bene, disse soddisfatta; le misure sono giuste ed i tuoi testicoli si trovano proprio sopra l’apertura del tavolo; si tratta solo di farli entrare” e scoppiò in una risata soddisfatta. Aprì il solito borsone e prese le 3 bottiglie colme d’acqua e le appese agli anelli. Mi sentii trascinare verso il basso, come inghiottito dalla fessura del tavolo. Mentre la Mistress riemergeva io ripiombavo nel dolore. Lei vedendo la mia smorfia si avvicinò al mio viso e, ridendo mi disse:
Questo è solo l’inizio bello mio; lo spettacolo deve ancora iniziare”.
Quelle parole, lo confesso, mi inquietarono assai perché non capivo cosa mi attendesse, ma bastarono pochi minuti per prenderne coscienza. Mistress Pamela afferrò la consolle e premette il secondo pulsante; sentii i morsi ai polsi ed alle caviglie allentarsi e fu per me un sospiro di sollievo ma ad un tratto sentii un dolore lancinante ai testicoli. Lanciai un urlo animalesco e di colpo il tavolo si riaprì di quel tanto che bastava per liberare i testicoli da quella morsa infernale. Era stato un dolore indicibile e sentivo il sudore scendermi dalla fronte. Mistress Pamela mi si avvicinò e, forse impietosita, mi asciugò con un panno e ad un orecchio mi sussurrò:
Ora inizia il bello” e rise a squarciagola
Cosa stesse architettando non lo immaginavo proprio, ma ero certo che entro pochi minuti ne avrei saputo di più. Riprese in mano la consolle, premette nuovamente il primo pulsante, quello che apriva il tavolo, si avvicinò al mio viso e mi disse:
Ora lo farò tirare finche non ti vedrò piangere dal dolore”.
Il tavolo si apriva lentamente, ma inesorabilmente e cominciavo ad avvertire dolori in tutte le articolazioni, non solo ai polsi ed alle caviglie immobilizzati. A poco a poco il dolore diventò intensissimo e quando fu insostenibile iniziai ad urlare ed a supplicare la Mistress affinché mi liberasse da quella terribile prigione.
Lasciò che le mie urla diventassero quasi animalesche prima di bloccare il terribile tavolo, ma il dolore continuava a pervadere tutto il mio corpo e tutte le articolazioni.
La prego, Mistress, chiuda il tavolo, non ce la faccio più” fu l’estrema mia supplica.
Tranquillo, pochi secondi e ti allenterò la morsa” mi rispose.
Nel frattempo la intravidi con la consolle in mano e piegata all’altezza del mio sesso; sentii un brusio diverso da quello sentito finora. Poi un altro ed un altro ancora; non feci in tempo a contarli ma furono circa una decina, mentre la mia testa si dimenava dal dolore.
Ora chiudo il tavolo, sei contento?
Si, Mistress, la ringrazio
Sentii il tavolo chiudersi così lentamente come quando si aprì, ma all’improvviso un mio urlo di dolore squarciò la stanza. Sentivo il mio sesso perforato da 100 aghi, quasi avvolto.
Noooo” urlai “mi liberiiiiii
Va bene, ora riapro il tavolo” mi rispose la Mistress.
Il tavolo si aprì nuovamente ed il dolore si spostò dal mio sesso alle articolazioni fino a farmi urlare nuovamente.
Ti piace il mio nuovo giocattolo, verme?
Nooo” le urlai, quasi in faccia
A me tantissimo e voglio giocare a lungo” e scoppiò in una lunga risata.
Riprese il movimento di chiusura fino a quando il dolore al sesso non mi fece nuovamente urlare e quindi il percorso inverso, ma la sostanza non cambiava. Sentivo dolori atroci sia a tavolo chiuso che aperto ed il gioco andò avanti per un lasso di tempo indefinibile. Le lacrime scendevano copiose lungo il mio volto e quasi non avevo più la forza di urlare quando sentii la voce della Mistress che mi sussurrava:
Mi sono divertita un casino a sentirti urlare ed ho goduto intensamente; ora ti libero”.
Con voce fioca riuscii a rispondere solamente: “Grazie Mistress”.
Prima i ronzii di quelli che dovevano essere chiodi o aghi, poi mi tolse le bottiglie ed infine la chiusura del tavolo posero fine a quell’incredibile tortura. Mi slacciò i polsi e le caviglie, mi fece rilassare qualche minuto e poi, trascinandomi al guinzaglio mi fece entrare dentro la gabbia chiudendo la porta a chiave e lanciandomi dentro 2 sacchi di iuta.
Queste saranno le tue coperte e quel buco che vedi lì, all’angolo, sarà il tuo bagno. Buonanotte”.
Passò diverso tempo prima che riuscissi a prender sonno, poi la stanchezza ebbe il sopravvento sul dolore e gli occhi si chiusero per un meritato riposo.

All'inferno e... Ritorno Capitolo 9: Che notte!!!


Sentii aprirsi il bagagliaio, scesi e mi guardai attorno. Stava facendosi buio, ma riuscii a notare che ci trovavamo ai bordi di un bosco, sulla collina che sovrasta la città. Mistress Pamela mi diede una piccola pala e mi disse:
Fai un po’ di pulizia di questo fogliame; voglio vedere la terra nera”.
Obbedii, ripulii uno spiazzo dalle foglie finché non si vide la terra.
Ora spogliati, riponi il grembiule nel bagagliaio e distenditi, nudo, sulla terra”.
Eseguii velocemente il tutto e, d’istinto, mi guardai attorno per vedere che non ci fosse gente. Poi, come mi chiese Mistress Pamela, mi distesi sulla terra nera. Lei si avvicinò e si mise a gambe aperte sopra il mio corpo, si alzò la gonna e cominciò a pisciarmi addosso; poi mi puntò la punta dello stivale sul fianco dicendomi:
I vermi come te si arrotolano sulla terra. Girati!
Obbedii e quando fui girato sentii la schiena inondata anch’essa di urina.
Ora girati e rigirati più volte sulla terra verme schifoso!!” furono le sue parole.
Eseguii per filo e per segno finché non mi sentii ricoperto completamente di terrà. Mi fermai solo quando vidi Mistress Pamela allontanarsi e dirigersi verso la macchina da cui prese il borsone per poi riavvicinarsi a me. Non mi fu difficile immaginare cosa contenesse quel borsone. All’improvviso sentii i primi tuoni, avvisaglie di un temporale in arrivo. Tra me e me pensai che un po’ di pioggia mi avrebbe lavato e forse distolto la Mistress dal proseguire nel suo gioco, ma la speranza presto si spense. Mistress Pamela aprì il borsone, rovistò tra il contenuto e poi estrasse degli anelli simili a portachiavi e dello spago; mi fece alzare e poi mi disse:
Allarga bene le gambe!
Mi prese i testicoli e me li legò molto stretti con lo spago inserendovi 3 anelli, poi me li “accarezzò” con la punta delle unghie, alzò la testa sorridendo beffardamente e mi fece cenno di seguirla. Raccolsi il borsone e ci avvicinammo al bosco; poi ad un tratto si fermò guardando 2 alberi di pino. Il temporale si stava avvicinando rendendo l’atmosfera ancora più lugubre di quanto già non lo fosse, ma al tempo stesso anche più eccitante. Avrei voluto che piovesse, ma non si decideva proprio.
Alza le braccia ed appoggia i dorsi delle mani ai tronchi dei due pini” mi disse.
Mentre mi accingevo a farlo, lei prese dal borsone un martello ed altri piccoli oggetti; me li mostrò, erano dei chiodi a forma di U. Appoggiò il primo chiodo alla base del mignolo della mano sinistra e con 2 colpi decisi del martello il mignolo era fissato al tronco, poi ripeté la stessa operazione con il mignolo dell’altra mano. Due soli chiodi erano sufficienti ad immobilizzarmi. Ad uno ad uno anche le altre 8 dita furono inchiodate ai 2 tronchi di pino, mentre le gambe furono legate con delle corde; ora mi sentivo proprio immobilizzato. Mistress Pamela mi osservò da testa ai piedi sorridendo soddisfatta del lavoro svolto; al termine mi disse:
Certo che così sporco di terra fai proprio schifo. Devo ripulirti
Si avvicinò al borsone e ne estrasse una frusta, poi avvicinandosi mi disse:
Questa sarà utile per scrollarti tutta la terra che hai addosso
Iniziò allora a frustarmi, prima la schiena e poi il davanti, ma la terra impiegò più tempo di quanto auspicassi per staccarsi dal mio corpo. Le mie urla stavano quasi per spegnersi a causa della poca energia rimastami addosso quando si fermò, forse impietosita o forse no.
Ora stai decisamente meglio, verme, ti ho ripulito di un bel po’ di terra; al resto ci penserà la pioggia più tardi”.
Dicendo questo si avvicinò al borsone (che sembrava senza fondo tanti erano gli oggetti che conteneva) ed estrasse 3 bottiglie da 1,5 litri piene d’acqua. Appena sotto i tappi, tramite dello spago, era fissati dei ganci.
Hai sete?” mi chiese Mistress Pamela
Si, Mistress” risposi con un filo di voce
Ti offrirei volentieri un po’ di quest’acqua, ma mi serve. Coraggio, tra un po’ arriverà la pioggia e potrai dissetarti” e scoppiò in una fragorosa risata.
Si abbassò ed appese le 3 bottiglie ai 3 anelli inseriti nel laccio che teneva stretti i testicoli. Mi sentii trascinato verso il basso da quel peso quasi insopportabile. Poi si avvicinò al mitico borsone e ne estrasse un paio di lunghi guanti neri, li indossò e poi si allontanò. Riuscii a malapena a scorgerla mentre rovistava tra i cespugli come se cercasse qualcosa, poi il buio e la lontananza mi impedirono di scorgerla. Tra me e me dubitai per un momento che volesse lasciarmi lì. Durò una decina di minuti il silenzio attorno a me, rotto ogni tanto dall’avvicinarsi del temporale. Ad un tratto sentii nuovamente la sua voce alle mie spalle che mi chiedeva:
Ti sono mancata, verme? Pensavi ti volessi abbandonare qui?
Si, Mistress, mi è mancata ed ho avuto paura che mi avesse abbandonato”.
Povero cucciolo, ora ti coccolo e ti accarezzo un po’. Sei contento?
Si Mistress
Sentii sulla schiena un leggero tocco vellutato e per un attimo pensai davvero che mi volesse accarezzare, ma ben presto il mio corpo fu pervaso da un bruciore sempre più intenso e fastidioso. Non riuscivo più a tenere fermo il mio corpo ed il mio dimenarsi provocava l’oscillare delle bottiglie appese ai testicoli. Il mix di dolore ai testicoli e bruciore sul corpo diventava sempre più insostenibile ed implorai la Mistress di fermarsi. Lei si fermò, venne davanti a me e mi mostrò un mazzo di ortiche lungo oltre un metro.
Ti sono piaciute le mie carezze?
Riuscii a rispondere solamente che sentivo la schiena che mi bruciava.
Rispondi alla mia domanda!!!” urlò quasi a squarciagola
Abbassai la testa e le risposi di si anche se dentro di me pensavo esattamente il contrario.
Mi fa piacere che ti piacciano; allora posso continuare, piacciono molto anche a me
Si avvicinò al borsone, estrasse un rotolo di nastro adesivo per pacchi e si riposizionò alle mie spalle; sentii lo srotolarsi del nastro adesivo e subito dopo nuovamente il bruciore alla schiena e quindi il nastro che fissava le ortiche alla mia schiena; poi venne davanti a me, raccolse le ortiche penzolanti e le fece passare tra le bottiglie fasciandomi in questo modo il pene e l’inguine; prese il rotolo di nastro isolante e completò la fasciatura del mio corpo con le ortiche. Sentivo il bruciore entrarmi dentro e ripresi a dimenarmi e le bottiglie trascinarmi i testicoli verso il basso. La Mistress fece qualche passo indietro e si mise ad ammirare entusiasta la scena.
Basta, basta, la prego”, urlai, ma un tuono più forte degli altri coprì le mie urla.
Ora i lampi ed i tuoni si erano fatti più insistenti così come il bruciore provocato dalle ortiche ed il dolore ai testicoli provocato dalle bottiglie oscillanti. Ed erano sempre più insistenti anche i sogghigni di soddisfazione, quasi orgasmica, della Mistress di fronte a questa che doveva apparire come una scena quasi apocalittica. L’unica mia speranza era la pioggia ed infatti di lì a poco iniziò a scendere; la mia speranza che la Mistress si impietosisse e mi liberasse dalla mia crocifissione e dalle mie torture si trasformò in pura illusione perché lei corse a ripararsi dentro la sua auto; accese il motore e si avvicinò a me puntandomi addosso i fari. Poteva in questo modo continuare a godersi tranquillamente lo spettacolo che aveva messo in scena mentre la pioggia si era trasformata in un diluvio ed accese pure la luce interna perché la potessi vedere mentre godeva di me.
Il temporale fu tanto intenso quanto breve e quando la pioggia smise di scendere Mistress Pamela scese dall’auto con in mano un paio di tenaglie. Staccò le bottiglie e le ripose nel borsone, poi strappò il nastro adesivo liberandomi finalmente dalle ortiche ed infine mi liberò le mani dai chiodi; aprì il bagagliaio e mi ordinò di entrarci, poi lo richiuse, salì in macchina e rientrammo a casa. Il tutto nel più assoluto silenzio.

All'inferno e...Ritorno Capitolo 8: Il prestito


L’indomani mattina mi svegliai relativamente presto, erano le 6.30; feci in tempo a pensare a quello che mi sarebbe capitato di lì a poche ore e poi mi alzai per preparare la colazione della Padrona. Il rituale fu lo stesso del giorno precedente ed al termine mi disse:
Il divertimento lo rimandiamo al pomeriggio, tu intanto pulisci bene il soggiorno e la cucina; non preoccuparti del rumore che farai perché rimango a letto ma non dormo. Ora esci”.
Si Padrona”, le risposi e lasciai subito la stanza.
Mi misi all’opera e nel mentre, involontariamente, sentivo la Padrona parlare al cellulare e ridere a squarciagola ma non distinguevo bene le parole perché parlava sottovoce. Non volendo farsi sentire da me immaginai si riferisse ai giochi da fare su di me. Non mi fermai ad origliare anche se la tentazione fu forte e continuai a fare i miei lavori. Ad un tratto sentii suonare il cellulare della Padrona e questa volta sentii anche le parole perché il tono era concitato:
Cosa? Che è successo? Sistemo una pratica, prendo la borsa e ti raggiungo”.
Poi la sentii: “Pamela, ho bisogno di un grosso favore. Mi è sopraggiunto un contrattempo e devo recarmi dai miei; non mi fido a lasciare da solo lo schiavo, potresti custodirmelo tu fino al mio ritorno? Spero di rientrare quanto prima. E poi, “Grazie, sei una cara amica, sapevo che potevo contare su di te. Sei qui tra mezz’ora? Va bene, nel frattempo preparo una borsa e faccio una doccia. Ti aspetto”.
Poi uscì dalla sua camera, il volto era teso e rivolgendosi a me: “Immagino avrai udito quest’ultima telefonata. Andrai ospite di Mistress Pamela; vedi di non farmi fare figuracce e di soddisfare tutti i suoi bisogni e necessità, compreso il suo divertimento. Questa è la chiave dell’ingresso; quando arriva vedi di accoglierla come si deve. Mi sono spiegata?
Il tono della voce non ammetteva repliche. Piegai la testa e le risposi: “Si Padrona, non si preoccupi”.
Rientrò in camera per recarsi nel suo bagno per la doccia ed io cercai di finire velocemente le pulizie previste per la mattinata. Finii giusto in tempo quando sentii il rumore dell’auto di Mistress Pamela fermarsi davanti all’ingresso. Al suono del campanello aprii la porta e la feci accomodare in salotto e le chiesi se avesse bisogno di qualcosa. Mi guardò e sogghignando mi rispose: “Ora nulla, schiavo, ma questa sera si; voglio divertirmi come non mai”.
Chinai la testa e le risposi: “Tutto quello che desidera, Mistress Pamela”.
In quell’istante la Padrona uscì dalla sua camera con una borsa in mano e rivolgendosi a Mistress Pamela rinnovò il suo ringraziamento dandole piena libertà di giocare su di me e concluse dicendo: “Conto di rientrare quanto prima e, mi raccomando, rimandamelo indietro integro il verme; so che quando sei sola non riesci a controllarti”.
Io mi aspettavo le rispondesse qualcosa del tipo “non preoccuparti Federica” ed invece entrambe scoppiarono in una sonora risata e, questo, non era un buon segnale.
Uscimmo tutti e 3 assieme, le Mistress si diedero l’ultimo abbraccio poi la Padrona salì sulla sua Porsche, mentre Mistress Pamela aprì il portellone posteriore del suo fuoristrada e mi disse: “Muoviti, cane, questo è il tuo posto; accucciati!
Mi raggomitolai e poi il portellone si chiuse chiudendo dentro anche pensieri torbidi e preoccupanti. Il viaggio durò una mezz’oretta poi sentii l’auto sobbalzare; probabilmente avevamo preso una strada sterrata. Subito dopo si fermò per poi riprendere lentamente il movimento. Eravamo giunti a destinazione, nella casa di Mistress Pamela. Spense il motore e poi aprì il portellone; scesi e la mia vista fu a dir poco sorprendente. L’abitazione era a forma di castello, situata in collina ed isolata dal resto della città. Tutte le finestre erano protette da un’inferriata che impedivano di entrare o uscire. Mi accompagnò verso il cancello che, in realtà era un ponte levatoio e mi disse: “Vedi, da questa parte c’è il canale colmo d’acqua e dall’altra parte del castello c’è una recinzione che ci separa dalla collina; non pensare nemmeno di scappare, ok?
Non si preoccupi, Mistress, non scappo altrimenti la Padrona mi sfratta e mi trovo in strada”.
Lei scoppiò a ridere ed annuendo mi disse: “vieni che entriamo in casa”.
Entrammo in casa e non feci nemmeno in tempo a guardarmi attorno che la Mistress mi fece entrare in una gabbia che poi richiuse ermeticamente; poi si mise al computer e vi rimase per diverse ore. L’unico intervallo fu per il pranzo, il suo pranzo. Mi lasciò 4 paste di numero in una ciotola che mi infilò dentro la gabbia. Rimase al PC fino alle 19.30, poi lo spense, si voltò verso di me. Vidi il suo viso trasformarsi rapidamente; l’espressione normale di una donna tranquilla si stava trasformando in quella di una crudele assassina. Disse solamente:
Vado a cambiarmi e poi ti porterò all’inferno”.
Mi aspettavo la consueta risata, ma non ci fu, anzi; l’espressione, se mai fosse possibile, divenne ancora più truce; si girò e lentamente si diresse verso un’altra stanza. Dopo pochi minuti uscì, vestita in pelle, minigonna stratosferica che lasciava vedere due gambe bellissime ed in mano un collare, un guinzaglio ed una grossa borsa. Venne verso di me, aprì la porta della gabbia, mi mise il collare a cui attaccò il guinzaglio. Mi diede in mano la borsa e mi disse:
Preparati a qualcosa che non immagini nemmeno”.
Preoccupato mi lasciai trascinare verso la macchina, mi fece salire nel bagagliaio e poi partimmo. Intuii che stavamo percorrendo una strada sterrata ed in salita, forse salivamo la collina a fianco della casa. Il viaggio fu breve ed avrei così scoperto dove mi aveva portato.

All'inferno e...Ritorno Capitolo 7: Una giornata tranquilla


Passò un bel po’ di tempo, non quantificabile in quanto ne avevo perso la cognizione, quando sentii il rumore dell’auto della Padrona; Provai ad alzarmi da terra, ma le gambe non mi ressero e caddi. Miss Federica, appena entrata in soggiorno vide tutta la scena, mi si avvicinò e mi disse:
Vai pure a dormire; domattina devi portarmi la colazione e poi hai i tuoi compiti da svolgere”.
La ringraziai del pomeriggio passato con lei e le sue amiche, poi lentamente mi alzai ed a fatica raggiunsi la mia stanza. Ero veramente a pezzi, mi stesi sulla coperta e chiusi gli occhi, ma non riuscii ad addormentarmi subito; sentivo troppo male dappertutto. Poi la stanchezza prevalse e finalmente trovai il sonno.
L’indomani fui svegliato dalla luce del sole, guardai l’orologio e vidi che mancava un quarto alle 7. Mi alzai a stento per recarmi in cucina, dovevo preparare il caffè per la Padrona. Quando fu pronto bussai alla porta della camera, attesi che la Padrona mi desse i permesso di entrare e le portai il vassoio con il caffè.
E’ già zuccherato, Padrona; pronto da bere” le dissi.
Mm squisito, davvero buono” furono le sue parole.
Ne lasciò 2 gocce, ci sputò dentro e mi porse la tazzina.
Ecco la tua colazione, schiavo, bevila velocemente ed inizia la tua giornata. Sai cosa ti aspetta”.
Si, Padrona, devo fare le pulizie di casa” le risposi. Bevetti il caffè ed uscii dalla camera, richiudendo la porta. La Padrona sicuramente avrà voluto dormire ancora un po’. Andai nel ripostiglio e mi procurai tutto l’occorrente per le pulizie. Cominciai dalla stanza degli orrori anche perché era distante dalla camera della Padrona. Non volevo fare rumore che potesse darle fastidio e rovinarle la giornata. Pulii e disinfettai tutto il materiale utilizzato dalle Mistress e lo riposi nei cassetti, spolverai i mobili e poi pulii il pavimento. Cercai di mettere tutto l’impegno perché non me la sentivo di ricevere altre punizioni. Sistemata la stanza mi dedicai al bagno adiacente. Finito di pulirlo lo ammirai con soddisfazione: era venuto lucidissimo. Proprio mentre finivo, sentii i passi della Padrona che entrava nella stanza. La vidi osservare attentamente tutto quanto, ispezionò il bagno ed al termine disse:
Hai fatto un buon lavoro, ma sono sicura che puoi fare meglio. Ora vai in cucina e preparati la pasta; io come al solito pranzerò fuori e rientrerò in serata. Nel ripostiglio c’è una cesta di biancheria da stirare che ti aspetta nel pomeriggio”.
Si Padrona” le risposi e mi recai in cucina, presi la pentola e misi a bollire l’acqua.
Mentre bolliva cercai del sugo nell’armadio, ma non ne trovai. Poco male, pensai, la mangerò condita con l’olio. Con la coda dell’occhio vidi la Padrona aprire un armadio e piegarsi per raccogliere quella che poi vidi era una ciotola. Feci in tempo a notare che era priva degli slip e cominciai ad eccitarmi. Venne verso la cucina e mi disse:
Questo è il tuo piatto, versaci la pasta”.
Con voce flebile le chiesi se ci fosse del sugo, ma lei mi rispose:
A quello ci penso io”.
Nel frattempo la pasta era pronta e, come ordinatomi, la versai nella ciotola. La Padrona mi si avvicinò, prese la ciotola in mano e, guardandomi con un ghigno più che un sorriso se la mise tra le cosce, alzò la minigonna e fece cadere un po’ di pipì sulla pasta.
Ecco qui il tuo sugo, un sugo speciale perché è prodotto direttamente dalla tua Padrona. Prendi la ciotola, la appoggi per terra, mescoli la pasta con una mano e poi la mangi, tutta, direttamente con la bocca. Proprio come un cane. Avanti!
La mangiai davanti a lei, tutta, come mi aveva ordinato e quando fui al termine sentii la Padrona dirmi:
Immagino che ora avrai sete, vero?
Si Padrona.”
Resta in ginocchio e dammi la ciotola!
Le diedi la ciotola e se la rimise nuovamente tra le cosce lasciandovi cadere tutto il resto della pipì. Quando ebbe finito me la porse dicendomi:
Ecco, qui potrai dissetarti ogni qualvolta avrai sete; portala nel nostro bagno. Andrai a bere lì.”
Si Padrona”, le risposi; e mentre mi allontanavo sentivo la sua risata sarcastica colma di soddisfazione riempire tutta la casa. Quando ritornai in soggiorno, la vidi pronta per partire; si indirizzò verso la porta dicendomi:
Stasera rientrerò molto tardi; nel pomeriggio stiri la biancheria e per cena puoi mangiare le 2 fette di prosciutto che trovi in frigo. Mi raccomando vai a letto presto perché domani ti voglio in forma smagliante. Non penserai che tutte le giornate siano tranquille come quella di oggi”.
Come comanda Lei, Padrona” fu la mia risposta. Dopo di che sentii chiudersi la porta a chiave e poi il rumore della macchina che si allontanava.
Passai tutto il pomeriggio a stirare; per fortuna che già a casa lo facevo e quindi non feci danni, poi cenai e quindi, stanco morto mi stesi sulla mia coperta e mi addormentai quasi subito. Mi svegliò il rumore della Porsche della Padrona; mi alzai e mi diressi verso la porta ad accoglierla. Appena entrata le chiesi:
Ben ritrovata Padrona. Ha bisogno di qualcosa?
No, vai pure a letto, schiavo; credo che domani avrò voglia di divertirmi e ti voglio sveglio e reattivo”.
Si Padrona, vado subito a letto” le risposi e così fu. Sapendola ritornata a casa mi rilassai e presi sonno in pochi minuti.

All'inferno e...Ritorno Capitolo 6: Maledette carte


Sentivo il tintinnio di bicchieri ed anche le loro voci, seppur in lontananza; riuscivo a volte a capire cosa dicevano; ero curioso di sapere cosa pensassero di me lontano dalla mia presenza anche se il dolore che provavo su tutto il corpo non mi permetteva di concentrarmi.
Ogni tanto una loro risata mi faceva riprendere l’attenzione, poi la voce di Mistress Pamela mi fece rizzare le orecchie perché la sentii dire:
Che culo che hai avuto Federica a trovare questo schiavo. Come hai fatto? Dove l’hai trovato? "
Ahahahahah sapessi, Pamela, l’ho trovato ieri, quasi per caso”.
La sentii raccontarle tutto quello che era successo ieri con dovizia di particolari ed alla fine, con mio stupore, la sentii dire:
Si, credo di essere stata fortunata, sono contenta di lui, del suo grado di sottomissione; per essere un novizio non posso lamentarmi; e, poi, quando mi viene voglia di essere leccata so che posso contare sulla sua fantastica lingua”.
Queste parole della Padrona mi risollevarono un po’ il morale. Mi fecero rendere conto che in un certo modo ero utile anch’io, che le potevo dare piacere.
Vorrei tanto avere anch’io uno schiavo come lui” replicò Mistress Pamela; “ho provato a mettere annunci e frequentare chat, ma non ho trovato nessuno di interessante, tutti che vogliono solo scopare”.
Tranquilla, Pamela, vedrai che anche tu troverai il tuo schiavo” la rassicurò la Padrona, “ma ora il tempo delle chiacchiere è finito, dobbiamo continuare il gioco”.
Sentii i loro passi avvicinarsi alla stanza, entrare, ed avvicinarsi al tavolino dove si trovavano le carte.
Dove eravamo rimaste” chiese Miss Federica. “Ah, l’ultima eri stata tu, Pamela, ad innaffiare il verme, quindi tocca a te pescare la carta”.
Pescò una carta a quadri ed il mondo mi cadde addosso, mentre vidi i loro occhi illuminarsi di eccitazione. Ora, infatti, le loro punizioni non avevano limite in termini numerici. Scartò la carta a quadri e pescò quella successiva per vedere di chi fosse il turno. La carta successiva fu una carta a fiori e quindi fu il turno di Miss Federica avvicinarsi a me. Mi disse:
Tranquillo, non prenderò la frusta” e, nel mentre lo disse, sogghignò. Si avvicinò ad un armadio, aprì un cassetto ed estrasse una scatolina. “Ma quante scatoline ci saranno lì dentro?”, pensai tra me e me. Mi legò alla croce anche l’altro polso e poi le caviglie; aprì la scatolina, estrasse uno degli oggetti contenuti e mi chiese:
Sai cosa sono?
Sono dei fermagli, risposi, fermagli da sarta
Ma che bravo che sei; sai a cosa servono?
La sarta li usa per tenere uniti 2 lembi di stoffa
Sei davvero bravo, peccato però che tu non abbia alcuna stoffa addosso, sei nudo e quindi….
Lasciò in sospeso la frase ed iniziò ad accarezzarmi il pene, a masturbarmi lentamente.
No, così non va bene” disse guardando il mio sesso che iniziava ad eccitarsi “dobbiamo porre rimedio”; prese la pelle, ne unì 2 lembi rinchiudendo il glande, aprì un fermaglio lungo poco più di un centimetro, trapassò da una parte all’altra entrambi i lembi e poi chiuse il fermaglio. Me ne mise altri 3, incrociati tra loro in modo che la punta del mio sesso sembrasse un fiore ancora chiuso
Ora va molto meglio, vero schiavo?
Poi ne prese altri 2, questa volta più lunghi, aprì il primo sorridendomi in faccia, afferrò un capezzolo mantenendo lo sguardo rivolto ai miei occhi e poi me lo infilò, trapassandolo da una parte all’altra per poi rinchiuderlo. Ripeté ovviamente la stessa operazione all’altro capezzolo. Sentii due fitte atroci perché erano ancora dolenti dal giorno precedente quando la mia Padrona mi infilò gli spilli. Mi uscirono alcune gocce di sangue e lei, pronta, prese una bottiglia di alcool e ne spruzzò sopra facendomi vedere tutte le stelle del firmamento.
Scusa tesoro, ma dovevo disinfettarti”.
E poi mi sorrise. Prese uno spago, lo fece passare tra i 2 fermagli e, guardandomi nuovamente negli occhi, tirò le 2 estremità fino a farne un nodo. I capezzoli, così tirati, mi facevano un male terribile e credetti di svenire. Soddisfatta, si diresse verso il tavolino per estrarre la carta successiva. Estrasse una carta a picche e quindi era di nuovo il turno di Mistress Pamela. Mi guardò e mi disse:
Ora è arrivato il momento di occuparmi del tuo pene e delle tue palle”.
Confabulò con la Padrona, poi sorridente assieme a lei si diresse verso un armadio e da un cassetto prese degli elastici larghi, prese un oggetto da una scatola e venne verso di me. Dapprima mi mise un elastico attorno ad un testicolo stringendolo forte, poi strinse altrettanto forte il secondo e con il terzo elastico li strinse tutti e due assieme. Quindi prese l’oggetto, un anello largo 2 centimetri; notai che all’interno era appuntito e ci lo infilò dentro il mio pene. Non era molto largo, anzi, pur essendo a riposo sentivo le punte che me lo pungevano. Oddio, pensai tra me e me, speriamo che non mi si ecciti altrimenti le punte acuminate me lo renderanno come un colabrodo. E capii subito che era proprio quello l’intento delle Mistress. Si avvicinarono tutte e 3 vicino alla croce dove ero appeso ed iniziarono a toccarsi, a baciarsi ed a palparsi con l’unico scopo di farmi eccitare. Sentivo il mio pene che cercava di ergersi, ma i fermagli apposti in punta mi facevano un male indicibile, come pure l’anello che mi aveva appena messo. Credetti di scoppiare dal dolore, mentre loro, imperturbabili, si erano già del tutto spogliate. I loro corpi erano avvinghiati l’un l’altro ed io non ce la facevo proprio. Il mio cazzo si stava ingrossando, l’anello me lo stringeva e le punte appuntite penetravano nella carne.
Non resistetti più ed implorai di interrompere la sessione, le lacrime mi scendevano lungo il viso, chiusi gli occhi per non vedere lo spettacolo che in altre occasioni mi avrebbe arrapato come null’altro. La Padrona disse solamente:
Ma tesoro mio, non è colpa nostra se non esce il jolly”.
Non ebbi nemmeno la forza di rispondere. Tenni gli occhi chiusi ma sentivo i loro mugolii di piacere e tanto bastava ad eccitarmi. Ero al limite dello svenimento.
Credo mi abbiano visto in difficoltà perché subito dopo sentii che mi versavano dell’acqua fredda sul mio pene e poi in viso. Aprii gli occhi e vidi Mistress Pamela sollevare un’altra carta dal tavolino; non era il jolly e nemmeno un quadri che avrebbe ridotto l’intensità della sessione. Era nuovamente una carta a picche. Mistress Pamela a cui toccava il turno della punizione delegò Miss Federica e Mistress Claudia ad eseguire ciò che avrebbe dovuto fare lei. Infatti aveva scelto nuovamente la pipì, ma lei si era già svuotata in precedenza. Mi stacco dalla croce, mi accompagnò in bagno  e mi ordinò:
Distenditi in modo che la tua testa si posizioni all’interno della doccia!
Eseguii l’ordine con molta fatica, le gambe non mi sorreggevano, ma riuscii nell’intento distendendomi a terra con la testa dentro il box doccia. Il bordo mi si piantava nella schiena per cui la posizione non era delle più comode, ma riuscii a farcela. Mistress Claudia entrò nel box doccia, si mise in ginocchio in modo quasi da sedersi sulla mia fronte. Miss Federica invece si era posizionata in ginocchio sul mio petto.
Hai sete?” mi chiese Miss Federica.
Veramente non ne avrei” le risposi con voce fioca.
HAI SETE?” ribadì con voce aggressiva.
Capii che non avevo scelta ed avrei dovuto rispondere di si; e così fu.
Forza Claudia, diamo da bere a questo povero assetato” disse Miss Federica, “e tu, verme, spalanca la bocca”.
Eseguii l’ordine e subito dopo due violenti spruzzi di urina invasero il mio viso e la mia bocca; non finivano più; credetti di soffocare e cominciai a tossire finché non ebbero finito.
Ora metti in moto la tua lingua e puliscici per bene.” A turno si sedettero sul mio viso e con la lingua le pulii i loro sessi; era l’unico momento in cui non provavo dolore. Quando finii si alzarono ed uscendo dal bagno Miss Federica mi ripeté quanto mi aveva detto prima:
Pulisciti alla svelta con gli asciugamani di carta perché dobbiamo continuare
Quando uscii vidi Mistress Pamela, che aveva assistito alla scena, dirigersi verso il tavolino, estrasse una carta; era una carta a fiori. Miss Federica mi prese per mano e mi disse:
Sei stato tanto tempo in una scomoda posizione, è giusto che ti accomodi meglio, ora”.
Mi accompagnò all’altro lato della stanza dove, nascosta alla mia vista, si trovava una gogna. La portò in mezzo alla stanza, la aprì e mi ordinò di infilare i polsi e la testa nelle apposite fessure; quando fui sistemato la richiuse e la bloccò con un lucchetto.
Ora sai cosa ti aspetta, vero?
Si Padrona, la sua frusta”, risposi,
Risposta errata, schiavo, ti aspettano tre fruste”. E tutte e tre le ragazze scoppiarono in una sonora risata. Presero una frusta a testa e si avvicinarono. Miss Federica raccomandò alle 2 amiche il massimo sincronismo possibile. Mistress Claudia doveva essere posizionata dietro di me perché non la vedevo, mentre Miss Federica e Mistress Pamela si trovavano ai miei fianchi.
Non dobbiamo colpire contemporaneamente, ma una alla volta e quando la terza frusta si alza deve essere pronta di nuovo la prima a colpire. Inizio io, poi tu Claudia ed infine Pamela. Poi ricomincia il giro. Ok?
Ok” risposero in coro le 2 Mistress.
Fui invaso da una marea senza fine di frustate. Sulla schiena e sulle natiche. Inizialmente non erano fortissime ma poi i colpi divennero sempre più forti tanto da farmi urlare. Sentivo la schiena bruciare. Ricevetti decine di colpi, sempre più forti ed io riuscivo a sussurrare solamente:
Basta, Basta, pietà”.
Si fermarono, ma non mi tolsero da quella posizione. Sentii la voce di Miss Federica che diceva:
Peccato per te schiavo, è uscita una carta a cuori”.
Mistress Claudia si avvicinò a me e mi disse:
Sai, verme, hai la schiena tutta rossa. Sono sicuro che vorresti tornasse bianca. Vero?
Si Mistress Claudia” riuscii a malapena a sussurrare.
Bene bene, provvedo immediatamente”.
La vidi avvicinarsi alle candelette, ne prese una con un guanto e me la mostrò. La cera era completamente sciolta. Senza dir nulla me la gettò sulla schiena. Mi sentii bruciare ed urlai. Mistress Claudia allora disse:
Ma non sei ancora tutto bianco; serviranno ancora tante candele”.
Me le svuotò tutte quante e poi, non ancora contenta prese i ceri, uno per mano e fece cadere la cera sulle natiche.
Ora sei tutto bianco, stai benissimo”.
Poi si allontanò per sorteggiare la successiva carta.
Picchè” sentii, ed a quel punto pensavo che il jolly non ci fosse nel mazzo e che queste torture non avrebbero avuto fine. Miss Federica si diresse verso l’armadio e prese 3 paia di mutande con annessi 3 falli finti di grandezza e spessore diversi. Poi sentii un mano nel mio ano spalmare qualcosa di freddo che mi dava un lieve sollievo dopo tanto calore. Si posizionarono davanti a me. Mistress Claudia aveva quello più sottile, Mistress Pamela quello intermedio e Miss Federica quello più grosso. La Padrona mi si avvicinò e me lo sbatté tutto quanto in bocca dicendomi di spomparlo. Mistress Claudia, invece me lo sbatté dentro il culo e cominciò a penetrarmi. Sentii un male terribile, poi pian piano il dolore si mescolò con un certo piacere. I lamenti ed i gemiti erano tutt’uno e Mistress Pamela era lì che si toccava per l’eccitazione che provava. Dopo 5 minuti Mistress Pamela prese il posto di Mistress Claudia. L’affare era un po’ più grosso per cui sentii nuovamente dolore. Accennai a togliere la bocca dal fallo di Miss Federica , ma lei me lo spinse fino in gola urlandomi:
SPOMPAMI E BAGNALO BENE PERCHE’ POI….
Finito il turno di Mistress Pamela tocco a Miss Federica; tolse il grosso fallo dalla mia bocca e si diresse dietro di me; lo posizionò e lentamente lo fece scivolare tutto dentro. Non potevo pensare che un affare così grosso potesse penetrarmi ed invece la maestria della Padrona riuscì in questo, ma al prezzo di un dolore feroce che mi fece urlare.
Prendilo, cagna, prendilo tutto in culo”, urlò Mistress Claudia e la Padrona, incitata dall’amica, intensificò i colpi. M’inculò per buoni 5 minuti poi lo estrasse e si diressero tutte e 3 verso il tavolino. Ero distrutto. Sentii la voce di Mistress Pamela urlare:
Oh noooooooo il jolly”.
Ragazze, il gioco è finito” disse Miss Federica “lo so che volevate continuare, ma ci siamo comunque divertite tutto il pomeriggio; andate pure in soggiorno, io vi raggiungo subito”.
Le due ragazze uscirono dalla stanza con i loro vestiti chiudendo la porta dietro di loro. La Padrona mi liberò dalla gogna, mi tolse i sei fermagli e, con movimenti lenti e dolci, mi tolse pure l’anello, mentre faceva questa operazione con una mano, l’altra mi accarezzava; poi mi disse:
Sei stato bravo, mi hai fatto eccitare tantissimo e credo si siano eccitate anche le mie amiche. Ora riposa pure. Ci vediamo più tardi quando rientro a casa”.
Sentii un lieve bacio sulla fronte. Appoggiai la testa a terra, sentii che le 3 ragazze uscivano di casa e non mi mossi di lì per diverso tempo.

All'inferno e...Ritorno Capitolo 5: Giocattolo per Tre


Stavo quasi per addormentarmi quando le campane di mezzogiorno mi svegliarono. Non avevo molta fame. Tutto quello che era successo nelle ultime 24 ore mi aveva stravolto anche lo stomaco, oltre che la mente. Ora mi attendeva la presentazione alle 2 amiche e mi chiedevo cosa nascondesse questa novità anche se qualche sospetto ce l'avevo. Mi alzai ed andai in bagno a sistemarmi un po’. Non volevo che la Padrona mi trovasse con i capelli arruffati e la faccia da rincoglionito. Aprii il frigo, non c'era granché. Da un armadio presi dei crackers, giusto per non rimanere proprio a digiuno. Un sorso d'acqua ed una pesca completarono il mio lauto pranzo, poi accesi la tv ed aspettai l'arrivo delle 3 ragazze.
Verso le 14 il rumore della Porsche mi fece sobbalzare. Spensi la tv ed andai verso la porta, senza avvicinarmi troppo. Sentii le sonore risate delle ragazze che si avvicinavano, poi il rumore della chiave e la porta che si aprì. Si presentarono davanti a me 3 bellissime donne, vestite tutte e 3 in modo molto provocante, ma erano davvero belle tutte, non solo per la minigonna da urlo che indossavano.
"Questo verme è il mio schiavo", esordì la mia padrona. Le sue amiche, una sulla trentina e l'altra sui 40 anni, mi squadrarono da capo a piedi e, vedendomi vestito solo con il grembiule, scoppiarono a ridere. Mi sentii umiliato di fronte a loro, ma non ebbi tempo e modo nemmeno di abbassare il capo che la mia Padrona mi disse, con tono deciso ed autoritario:
"Questa - rivolgendosi alla donna più giovane - è Mistress Pamela e lei è Mistress Claudia. Dovrai eseguire tutti gli ordini che ti impartiranno come se te li dessi io. Ok? Vedi di non farmi fare figuracce; ed ora vai in cucina e preparaci il caffè".
Andai in cucina senza fiatare; mentre attendevo che il caffè fosse pronto, preparai i piattini, le tazzine ed i cucchiaini e li sistemai su un vassoio rosso oltre alla zuccheriera. Sentivo le ragazze che ridevano e si gustavano il momento. Mi presentai da loro con il vassoio, erano sedute sul divano e le minigonne mettevano in risalto le gambe accavallate. Qualunque uomo, davanti a tanto spettacolo si sarebbe eccitato ed io non fui da meno; sentivo il mio sesso in fibrillazione. Miss Federica aveva in mano un frustino e credo che il vassoio che avevo tra le mani mi avesse salvato da una frustata che avrebbe fatto smorzare il piacere che stavo provando di fronte a così tanta bellezza.
Appoggiai il vassoio sul tavolino posto davanti il divano dov'erano sedute, chiesi a Mistress Pamela ed a Mistress Claudia quanto zucchero desiderassero, poi misi una punta di zucchero nella tazzina di Miss Federica facendo molta attenzione a non esagerare, quindi mescolai le 3 tazzine e porsi il vassoio affinché potessero prenderle in mano senza doversi allungare.
"Che bravo schiavo che hai, Federica" fece Mistress Pamela.
La mia Padrona non replicò, anzi, mi ordinò di andare in cucina a prendere un portacenere, mentre loro degustavano il caffè. Ritornai da loro con il portacenere.
"Mettiti a 4 zampe davanti a noi - mi disse Mistress Claudia - e tieni il portacenere tra i denti.... avvicinati di più".
Obbedii senza fiatare all’ordine di Mistress Claudia, come mi aveva ordinato la mia Padrona, si accesero tutte e 3 una sigaretta che ogni tanto sbattevano sul portacenere che tenevo in bocca. Mentre parlavano dei fatti loro notai che le loro gambe non erano più accavallate, ma aperte, tanto da farmi intravvedere i loro sessi. Tutte e 3 erano senza slip e credo che il loro mostrarsi non fosse stato casuale ma volto a vedere la mia reazione. Dentro scarpe eleganti e dai tacchi a spillo lunghissimi Miss Federica e Mistress Pamela indossavano autoreggenti nere, mentre Mistress Claudia indossava il reggicalze, pure quello nero.
Tutt'ad un tratto la mia Padrona esclamo:
"Oddio, ci siamo dimenticate del caffè per il mio schiavo".
Mi ordinò di far sgocciolare il caffè rimasto in 2 tazzine nella terza, poi mi disse:
"Che peccato, ce n'è davvero poco, dovremo allungarlo; come lo preferisci, verme?"
"Macchiato, Padrona", fu la mia risposta, memore di quanto accaduto in mattinata.
Scoppiarono tutte e 3 in una sonora risata; Miss Federica prese la tazzina e ci sputò dentro, poi la passò alle 2 amiche che fecero altrettanto.
"Prendi il portacenere - mi ordinò Mistress Claudia - e versa tutta la cenere dentro la tua tazzina del caffè"
Eseguii l'ordine. Versai la cenere e mescolai.
"Fammi vedere" - mi disse Mistress Pamela - "vedi che è macchiato?" Seguì un'altra risata.
"Ora bevi" mi ordino la mia Padrona ed io eseguii, poi aggiunse:
"E ringraziami che per questa volta non ti faccio mangiare le cicche. Ho troppa voglia di giocare e non voglio perdere tempo".
"Grazie Padrona" furono le uniche parole che pronunciai. Mi sentivo proprio un verme, come mi chiamava lei.
"Ti piace giocare a carte?" mi chiese la Padrona
"Si, certo, Padrona".
"Apri quel cassetto, prendi un mazzo di carte, e le conti qui, sul tavolino. "
Presi le carte, le contai e le dissi:
"Sono 52 più 2 jolly".
"Togli un jolly e lascialo sul tavolino, uno è già troppo e raccogli le altre carte".
Poi prese un guinzaglio, lo applicò al mio collare e ci indirizzammo tutti e 4 verso la stanza degli orrori. Appena arrivati mi ordinò di mettermi nudo e mi fece inginocchiare al centro della stanza. Aprì un cassetto, prese alcune candele, alcuni ceri grossi ed una decina di candelette basse e larghe racchiuse in alluminio che accese al momento poi, rivolgendosi alle sue amiche:
"Ragazze, ora comincia il divertimento, faremo un gioco che non avete mai fatto; ascolta bene anche tu, verme! Qui in mano ho 53 carte, 52 tradizionali più una carta jolly; le allargherò, coperte, su questo tavolino poi a turno una di noi ne sceglierà una. Se esce una carta a Picche sarai tu, Pamela, ad infliggere una punizione che inizi con la P o che contempli qualche oggetto, strumento o parte del corpo iniziante con la P. Se esce una carta a Cuori, sarai tu, Claudia, a prenderti cura dello schiavo infliggendo una punizione che inizi con la C o che contempli qualche oggetto, strumento o parte del corpo iniziante con la C. Se esce una carta a Fiori sarò io, Federica, ad infliggere una punizione che inizi con la F o che contempli qualche oggetto, strumento o parte del corpo iniziante con la F. Le carte a quadri invece servono a movimentare ed a variegare il tutto; alla prima carta a quadri il numero di punizioni diventa pari al valore di tutte le carte successive, le figure valgono 10. Alla successiva carta a quadri il numero di punizioni diventa libero a discrezione della Mistress di turno. La terza carta a quadri riporta il numero di punizioni al valore fisso di 1. Il gioco andrà avanti finché non verrà pescato il jolly, carta che rappresenterà la salvezza dello schiavo. Che ne pensate?"
"Ma è fantastico", rispose Mistress Claudia e Mistress Pamela aggiunse "dai dai, cominciamo subito. "
Oddio, pensai tra me e me, qui si mette male la faccenda; guardai Miss Federica con occhi imploranti, ma lei, senza pietà mi disse:
"Hai detto tu che ti piace giocare a carte, non è colpa mia se conosco solo questo gioco; vedrai che piacerà anche a te e sono sicura che stasera mi ringrazierai".
Dicendo questo mescolò le carte e le allargò sul tavolino. Mistress Claudia estrasse la prima carta e fu una carta a Fiori era il turno di Miss Federica per una punizione iniziante con la F. La Padrona mi prese al guinzaglio e mi fissò polsi e caviglie alla croce, prese una frusta e, dopo avermela fatta annusare tutta si allontanò di qualche passo e quindi mi diede una frustata nel petto. Fu particolarmente forte e non resistetti a lanciare un urlo di dolore.
"Coraggio, verme, siamo solo agli inizi, prima che esca il jolly....."
e non aggiunse altro. Ripose la frusta al suo posto e si avvicinò al tavolino per estrarre la successiva carta e fu una carta a Cuori. Mistress Claudia pensò un istante poi si avvicinò a me, mi slegò dalla croce lasciandomi i bracciali ai polsi ed alle caviglie, mi prese al guinzaglio e mi trascinò verso un angolo della stanza dove a terra erano fissati 4 ferri ad U.
"Distenditi lì", mi disse.
Utilizzando 4 ganci fissò i miei polsi e le mie caviglie ai 4 ferri posti a terrà poi iniziò a camminare lentamente attorno a me, si mise a gambe aperte sopra la mia testa così che potessi intravedere il suo sesso.
"Ti piace, schiavo?"
"Si, Mistress Claudia" risposi, credendo di farle un complimento.
"E chi ti ha dato il permesso di guardare la mia intimità? Federica, Pamela, gliel'avete dato voi il permesso?"
"No" risposero in coro.
Rivolgendosi a me disse solamente:
"Hai commesso un grave errore, verme, ed ora dovrò punirti".
Si tolse una scarpa ed appoggiò il suo piede sui miei occhi, poi alzò l'altro piede poggiando tutto il suo peso sul mio viso rimanendovi per pochi secondi; poi si indirizzò verso il mio sesso giocandovi con la punta e con il tacco dell'altra scarpa. quindi salì con tutti e 2 i piedi sulla mia pancia e cominciò a calpestarmi; sentivo il suo tacco lunghissimo ed appuntito affondare nella mia carne, lo sentivo fin dentro lo stomaco; per fortuna era magra e quindi il suo peso non era esorbitante, ma quel tacco era infernale. Camminando qua e là per il mio corpo si soffermò con il tacco su un mio capezzolo, ci giocò un po’ e poi lo schiacciò con tutto il suo peso; si mise a ridere e guardandomi mentre mi contorcevo dal dolore mi disse:
"Vedi, i vermi come te si schiacciano così".
Poi discese dal mio corpo e si diresse verso il tavolino per estrarre la successiva carta; e fu una carta a Picche. Era arrivato il turno di Mistress Pamela la quale si avvicinò a me con una sedia in mano. l'appoggio al mio fianco e si sedette. mi fece un sorriso e la cosa mi fece piacere. Lentamente cominciò ad accarezzarsi le gambe, dapprima i polpacci e poi su fino alle cosce; con movimenti altrettanto lenti si tolse una prima calza rovesciando l'interno all'esterno, mi ordinò di aprire la bocca e me la infilò tutta quanta. Sentivo il sapore del suo piede mentre si tolse l'altra calza e quindi avvolse con entrambe il mio viso all'altezza del naso in modo che potessi annusarle. Poi mi ordinò di leccarle il piede destro, dapprima le dita poi mi mise in bocca l'intero piede fin quasi a farmi vomitare; mi fece ripetere la stessa cosa con l'altro piede per alcuni minuti. Al termine salì in piedi e si mise a fare alcuni passi per la stanza; in un primo momento non capii il motivo poi si avvicinò nuovamente a me e mi disse:
"Camminando per la stanza i miei piedi si sono sporcati; e tutto per colpa della tua saliva. Provvedi a pulirli per bene!"
Ripetei l'operazione fatta in precedenza ma questa volta il sapore dei suoi piedi era ben diverso. erano sporchi di terra che mi rimaneva in bocca, impastata con la mia saliva; mi faceva quasi vomitare, ma continuai, nella speranza che la cosa le desse piacere. Le resi i piedi puliti come prima, riprese le calze, le indossò ed andò verso il tavolino a pescare la carta successiva. Fu una carta a Quadri e vidi nel volto delle Mistress una certa soddisfazione. D'ora in poi le punizioni sarebbero state in base al valore della carta pescata. Mistress Pamela scartò la carta a quadri e pescò una successiva. pescò il 2 di Picche. Era nuovamente il turno di Mistress Pamela che avrebbe dovuto darmi 2 punizioni. Si avvicinò alla mia Padrona, parlarono a bassa voce poi Miss Federica aprì un cassetto. estrasse un oggetto nero simile ad una maschera; Mistress Pamela lo prese e si avvicinò a me. era proprio una maschera in pelle nera. me la fece indossare e poi la legò dietro la nuca molto stretta, quasi da farmi male. Controllò che fosse bel attillata ed aderente alla mia testa; era praticamente una seconda pelle perché non si muoveva nemmeno di un centimetro. All'altezza della bocca era stato applicato e cucito un cilindro in plastica per metà rimaneva esterno alla maschera e per l'altra metà mi entrava in bocca. Poi prese un imbuto e lo infilò nella parte esterna del cilindro e mi disse:
"Oggi ha fatto tanto caldo, ho bevuto molto ed ho una voglia pazzesca di pisciare".
Si alzò la gonna, si abbassò fino all'altezza dell'imbuto ed iniziò a pisciarvi dentro, lentamente in modo che non soffocassi e potessi berla tutta. Non fu moltissima come pensavo, ma non era finita qui. era uscito il 2 di picche infatti... Mi slegò i polsi, mi fece alzare in piedi, mi tolse la maschera e mi chiese:
"Ti è piaciuta?"
Risposi di si anche se in verità il sapore era aspro, ma non avevo scelta. Mi prese al guinzaglio e mi trascinò dietro a se in direzione del bagno; prese dalla stanza una panchina e la posizionò vicina al water.
"Distenditi all’indietro fino ad infilare la testa dentro al water più dentro che puoi ed apri bene la bocca."
Eseguii l'ordine ed infilai la testa dentro al water. Mistress Pamela alzò la sua gonna, si sedette sopra la mia testa e completò la pisciata. questa volta senza freni. Un getto violentissimo ed interminabile innaffiò la mia testa e riempì la mia bocca; quando terminò mi disse:
"Ora pulisci la mia fica con la lingua, non vorrai che mi sporchi la gonna".
Cominciai a leccarla, dapprima odorante d'urina, poi pian piano il sapore divenne più gradevole; sentivo che la mia lingua la eccitava. poi d'un tratto si alzò e mi disse con voce sprezzante:
"Alzati, mettiti in ginocchio ed infila nuovamente la testa dentro al water per davanti; sei una merda e questo è il posto dove va a finire la merda".
Obbedii senza fiatare perché ero davvero senza forze e senza fiato; chiamò a sé Miss Federica e Mistress Claudia che avevano assistito a tutta la scena sulla porta del bagno. Sentii 3 piedi che premevano forte sulla mia nuca quasi a cacciarmi dentro al water; quando fui dentro al massimo fu premuto il bottone dello sciacquone che lavò tutta la mia testa.
Al termine Miss Federica mi disse:
"Hai un minuto per rimetterti a posto e venire di là e, mi raccomando, usa gli asciugamani di carta".
Mi asciugai velocemente e ritornai in stanza dalle Mistress. La Padrona mi agganciò un polso alla croce e poi, rivolgendosi alle sue amiche disse:
A veder bere il mio schiavo mi è venuta una sete.. che ne dite di un drink?” “Volentieri”, risposero Mistress Pamela e Mistress Claudia e tutte e 3 rientrarono in soggiorno lasciandomi solo.